Secondo i dati dell’Osservatorio Venture Capital Monitor – VeM realizzato dall’associazione di categoria Aifi e Liuc Business School, il Venture Capital nelle start-up italiane ha segnato un -42% nel 2023, registrando una brusca frenata degli investimenti, con un numero inferiore di operazioni ma soprattutto un importo complessivo molto inferiore. Lo studio è stato realizzato grazie al contributo di Intesa Sanpaolo Innovation Center ed E. Morace & Co. Studio legale e al supporto istituzionale di Cdp Venture Capital e Iban.
Nel 2023 sono stati infatti 302 le operazioni di Venture Capital nelle start-up italiane, contro 349 nell’anno precedente, per un valore totale che ha raggiunto gli 1,1 miliardi di euro, contro gli 1,9 miliardi del 2022. A contribuire in misura maggiore alla raccolta sono stati gli investitori domestici, con 717 milioni e 260 operazioni. Gli investitori internazionali si sono invece fermati a 368 milioni di euro, contro gli 853 milioni del 2022, anche se i round sono saliti da 30 a 42, con pertanto un importo unitario più basso e investimenti di valore più ridotto. Stabile, invece, l’ammontare investito in realtà estere fondate da imprenditori italiani, circa 300 milioni di euro distribuiti su 28 operazioni (erano state 21 nel 2022). Guardando il dato aggregato, gli investimenti complessivi ammontano a 1,4 miliardi rispetto agli oltre 2,2 miliardi nel 2022, per un totale di 330 operazioni (-11% rispetto alle 370 del 2022).

“In un anno seppur difficile, come lo è stato il 2023, sono state realizzate complessivamente oltre 300 operazioni, segno che il mercato italiano del venture capital sta consolidando il nuovo livello di sviluppo raggiunto, nell’auspicio di colmare il gap rispetto ai mercati più evoluti – commenta Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi -. Nonostante la mancanza di grandi operazioni, il numero elevato di quelle realizzate è il segnale di un terreno fertile su cui poter continuare a investire per puntare a nuovi campioni dell’innovazione”.
Con riferimento ai settori in cui sono state effettuate le operazioni, l’ICT continua a essere il settore più attrattivo per gli investitori, con una quota del 38% del totale. Seguono l’healthcare, con il 12%, seguito al terzo posto dagli Altri servizi (9%) nei quali spicca l’edutech. Hanno infine attratto il 7% degli investimenti gli ambiti fintech, energia e ambiente. Tra le modalità, si rileva inoltre l’effervescenza del Technology transfer, con 235 milioni distribuiti nel 2023 per 168 operazioni. Sostenuta anche l’attività di Corporate Venture Capital, con i fondi aziendali che hanno sostenuto il 22% dei round.

“Le cause del rallentamento possono essere molteplici a partire dalla minore presenza di mega deal rispetto al 2022 e dall’andamento dei tassi di interesse – aggiunge Luca Pagetti, head of finanziamento crescita startup di Intesa Sanpaolo Innovation Center -. Il mantenimento del valore complessivo superiore al miliardo di euro, l’incremento del numero delle exit e degli investimenti nel Technology Transfer sono i segnali positivi emersi dal Report, come il rimbalzo dell’indice Vem-i nell’ultimo trimestre. Il nostro gruppo, nel piano industriale in corso, conferma attraverso Intesa Sanpaolo Innovation Center, il proprio sostegno alla crescita delle startup anche con iniziative di ecosistema e a supporto dei territori. La costituzione nel 2022 del fondo Sei – Sviluppo Ecosistemi di Innovazione gestito da Neva, società controllata al 100% da Intesa Sanpaolo Innovation Center, è un ulteriore conferma del nostro impegno”.
“Negli ultimi cinque anni sono stati lanciati oltre 40 fondi domestici che hanno accelerato la crescita dell’innovazione – sottolinea quindi Anna Gervasoni, prorettrice Liuc-Università Cattaneo -. Questo dimostra l’importanza della presenza di operatori dotati di significativi capitali e per questo è necessario sollecitare i grandi investitori istituzionali a credere in questo settore”.
“Consideriamo il 2023 come un anno di consolidamento del mercato dell’angel investing in Italia, soprattutto con riferimento ai dati fondamentali – ha commentato Paolo Anselmo, presidente di Iban -. Le operazioni svolte unicamente da Business Angels, non includendo le operazioni effettuate attraverso campagne di equity crowdfunding, sono state 75 (78 nel 2022) per un totale di 39,3 milioni di euro investiti; gli investimenti in syndication con venture capital sono pari a 117 (153 nel 2022). Complessivamente il totale delle operazioni che vedono la presenza di Ba è pari a 192, su un totale di deal complessivi monitorati di 405; pertanto, si può evidenziare che i Ba sono attivamente presenti nel 47% delle operazioni. Una delle tendenze più interessanti monitorate riguarda l’aumento della componente femminile tra i business angels che nel 2023 si attesta al 22%, confermando il distacco del 2022 (27%) dai valori degli anni precedenti (14% nel 2021 e 11% nel 2020 e 2019)”.