Tecnologie digitali, lavoro flessibile e servitizzazione in Italia
22/10/2021
Osservatorio Transizione Industria 4.0 lavoro flessibile

I dati dell’ultimo Osservatorio Transizione Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano confermano come l’emergenza sanitaria abbia indotto anche il settore manifatturiero ad adottare forme di Smart working e lavoro flessibile.

Secondo quanto rilevato dalla ricerca, nel 2020 il 37% delle aziende manifatturiere italiane ha introdotto forme di flessibilità nella gestione degli orari di lavoro, mentre un altro 37% ha adottato logiche di allocazione flessibile delle mansioni e delle postazioni di lavoro. Un quinto del campione ha adottato una gestione flessibile dei turni, il 28% utilizza strumenti per tracciare le competenze, il 19% monitora le condizioni di salute dei lavoratori e infine il 17% lascia ai dipendenti libera scelta fra lavoro in presenza o da remoto.

A essere svolte da remoto sono state il 40% delle attività legate a formazione, controllo e audit della qualità e di monitoraggio degli impianti. Si è inoltre continuato a svolgere a distanza il 25-30% delle attività di manutenzione, gestione delle officine e collaudo delle macchine. I benefici per le imprese sono stati evidenti: grazie allo svolgimento delle attività da remoto le aziende hanno potuto aumentate flessibilità (nel 67% dei casi) e tempestività (55%) di risposta ai problemi. A migliorare è stata anche naturalmente la soddisfazione dei lavoratori (60%) e il work-life balance (62%), anche se in alcuni casi sono cresciuti lo stress e il carico di lavoro (16%).

Osservatori Transizione Industria 4.0 smart working

Le tecnologie digitali hanno avuto un ruolo decisivo nell’abilitare questa trasformazione: per le imprese è fondamentale dotarsi di strumenti di IoT per la ‘datificazione’ dei processi (38%), utilizzare dashboard digitali (34%), piattaforme per la collaborazione a distanza (25%) e tecnologie per la cybersecurity (22%). Dal punto di vista organizzativo, invece, la maggioranza delle imprese avverte l’esigenza di aumentare autonomia (31%) e polivalenza degli operatori (29%) e coinvolgerli di più nella digitalizzazione dei processi produttivi (29%), oltre a svilupparne le competenze tecniche, gestionali e decisionali.

“Le tecnologie digitali sono state fondamentali per accelerare la transizione verso modelli di Industrial Smart Working – afferma Raffaella Cagliano, direttrice dell’Osservatorio Transizione Industria 4.0 -. Forme di flessibilità di orari, luogo, strumenti e organizzazione del lavoro non sono ancora largamente diffuse nelle aziende manifatturiere, ma le opportunità e i vantaggi riscontrati sembrano preludere a un cambiamento di paradigma importante nel concetto di lavoro industriale, dove la flessibilità e l’assenza di vicoli stringenti di spazio e tempo possa costituire un elemento fondamentale di competitività”.

La forte spinta alla digitalizzazione registrata nel 2020 ha quindi dato un impulso ai servizi 4.0, che hanno raggiunto un valore di circa 275 milioni di euro, in crescita del +8% rispetto al 2019. L’incremento è stato trainato soprattutto dalla consulenza operativa, mentre continua ad avere poco peso la consulenza strategica. Nonostante le paure iniziali, l’Osservatorio del PoliMi rileva come le aziende di consulenza sembra siano riuscite a trasferire le loro attività sui canali digitali, riducendo notevolmente i possibili effetti della pandemia e aprendosi a un modello di business basato sulla fornitura di prodotti e servizi più sostenibili e di valore per il cliente, la cosiddetta servitizzazione.

Osservatori Transizione Industria 4.0 lavoro flessibile servitizzazione

Due terzi delle imprese già oggi è abituato a utilizzare beni strumentali (34%) e software (33%) a fronte di un canone mensile o annuale, ma le opportunità offerte dalla connessione dei macchinari sono ancora poco sfruttate dalle aziende. Solo il 28% degli intervistati usa servizi informativi associati a un macchinario, come l’individuazione di guasti o malfunzionamenti, o servizi di manutenzione preventiva basati sulle condizioni della macchina (24%). Solo il 9% delle aziende  utilizza servizi per una migliore gestione energetica delle macchine e pochissime sono le aziende che hanno sviluppato soluzioni di manutenzione predittiva (solo il 3%). Il Manufacturing-as-a-Service (MaaS), è ancora sconosciuto a due terzi delle imprese, ma inizia a diffondersi in tutto il mondo sotto forma di piattaforme digitali che portano una piccola rivoluzione nell’approvvigionamento di parti meccaniche. Solo in Europa, si contano già cinque piattaforme pienamente operative.

Italia 5.0 è il magazine sull’Industria 5.0: Competenze umane, sostenibilità e automazione avanzata.

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