Smart working, risparmi stimati in 270 milioni tra le aziende toscane
06/07/2021
smart working risparmi Cgil Ires Toscana

L’adozione spinta dello smart working, o comunque di forme di telelavoro e lavoro da remoto per i dipendenti, ha portato risparmi che ammontano a 270 milioni di euro tra le aziende in Toscana. La stima proviene da una indagine della Cgil e dell’Ires Toscana, condotta su circa 900 aziende toscane sopra i 50 addetti, per un totale di 180 mila lavoratori. Tre i macro-settori considerati, manifattura, TLC e multiutility, servizi.

Nel segmento manifatturiero, il lavoro da casa riguarda in particolare solo gli uffici e ammonta a una media di 0,3 giorni la settimana. Il dato sale a 1 giorno alla settimana per TLC e utilities, e a 1,5 giorni nei servizi, con punte di 2,25 giorni per servizi assicurativi e di supporto alle imprese. Ciò che ne risulta è una stima di 32.000 addetti al giorno che lavorano a distanza, il 18% della forza lavoro totale. Il modello ibrido proposto porterebbe quindi a un risparmio appunto di 270 milioni, risultante di una diminuzione dei costi contrattuali per il 24%, della riduzione dei costi indiretti per il 28% e dell’aumento della produttività, per il 48%.

Il dato medio annuo di risparmio per addetto grazie allo smart working si attesterebbe quindi, a seconda del tipo di azienda e della composizione dell’ibrido, tra i 1.200 euro nel manifatturiero e gli oltre 4.000 euro nei servizi. La Cgil punta quindi l’attenzione sul fatto che il vantaggio più rilevante è legato all’incremento di produttività, a tutto benefico delle imprese e a discapito però dei lavoratori. Tale incremento deriva infatti dalla dilatazione dei tempi di lavoro e di reperibilità dei dipendenti che lavorano da casa, con assenza di regole volte e limitare le richieste da parte delle aziende al di fuori del regolare orario lavorativo.

“Da subito la Cgil si è posta il problema di contrattare il lavoro da casa, ponendo il diritto alla disconnessione come un diritto irrinunciabile per porre un argine alla dilatazione del tempo lavoro – spiega Dalida Angelini, segretaria generale della Cgil Toscana -. Questo fa guadagnare alle imprese in termini di produttività, ma rende la vita impossibile ai lavoratori e soprattutto alle lavoratrici alle quali, e per la stessa ragione, non si può chiedere di lavorare esclusivamente da casa, il diritto al rientro deve essere garantito”.

Secondo Angelini occorre pertanto aprire una contrattazione a livello nazionale, ma anche aziendale, per far sì che i risparmi netti delle aziende abilitati dalle modalità di lavoro da remoto e in smart working tornino in parte anche nelle tasche dei lavoratori. Il lavoro da casa porta inoltre significativi benefici anche al territorio e all’ambiente, in termini di minore inquinamento. Per questo motivo la segretaria generale ritiene che si potrebbe pensare di aprire una discussione seria con gli enti locali e soprattutto con le Regioni in tema ambientale.

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