Robotica, persone e automazione, la parola a O’Byrne di Analog Devices
17/05/2022
Analog Devices Nicola OByrne global ambassador robotica

L’ingresso sempre più importante della robotica in fabbrica, ma anche nei magazzini e nelle strutture logistiche, nella automazione di laboratorio e in settori tradizionalmente dinamici come l’orticoltura, ha avuto una decisa accelerazione con lo scoppio della pandemia, portando a una ‘nuova normalità’ ormai abbracciata. Distanziamento sociale, esplosione dell’e-commerce, necessità di rivedere la strategia delle supply chain lunghe e globalizzate. A mano a mano che le innovazioni tecnologiche hanno reso i robot più veloci e facili da implementare, oggi il focus si sposta quindi sulle persone e sui processi. L’automazione può infatti rendere il lavoro meno faticoso e più sicuro per le persone, ma come spiega Nicola O’Byrne, global ambassador di Analog Devices (ADI) per la robotica, ciò impone una particolare attenzione nell’implementazione e un impegno nella riqualificazione del personale.

L’azienda ha in particolare deciso di nominare O’Byrne, marketing manager strategica del team di mobilità autonoma in Analog Devices, suo global ambassador per i robot per offrire a clienti e partner consulenza sulle questioni legate all’introduzione o all’estensione della robotica.

“Sappiamo in base all’esperienza del mondo reale che i robot sono enormi potenziatori di produttività sulle linee di produzione di fabbrica – afferma O’Byrne -. Gli utilizzi classici dei robot comportano l’impiego di macchine grandi e costose, che per l’installazione, la messa in funzione e la programmazione, richiedono settimane. Da quando la pandemia di coronavirus ha avuto inizio, abbiamo constatato un crescente interesse nell’impiego di nuove tipologie di robot, compresi i robot collaborativi, o cobot. Le assenze per malattia o auto-isolamento rendono più difficile pianificare i turni di lavoro e la necessità di distanziamento sociale sul posto di lavoro significa che in alcuni ambienti i datori di lavoro non possono usufruire di tutto il team di lavoratori. Robot o cobot offrono il potenziale per prendere in mano la situazione”.

Analog Devices robotica collaborativa automazioneLa pandemia ha anche messo sotto pressione le supply chain globali che stavano già risentendo delle tensioni commerciali USA-Cina e della Brexit. Una risposta comune è quella di attuare un reshoring della produzione, in modo che i prodotti siano fabbricati più vicino al punto di acquisto o di utilizzo. “Anche in questo caso i robot giocano un ruolo importante – prosegue O’Byrne -: il reshoring può essere positivo per la continuità e la resilienza del business, ma i produttori che operano in Europa occidentale o in Nord America non hanno accesso alla manodopera a basso costo come in Cina o in altre nazioni asiatiche. I robot risolvono il problema della forza lavoro, fornendo anche l’ulteriore vantaggio di consentire un approccio più modulare e flessibile alle operazioni di produzione, per supportare il passaggio verso la customizzazione di massa“.

Secondo O’Byrne, questa nuova ondata di automazione si può riassumere come segue: le organizzazioni innovative stanno trovando nuovi modi per automatizzare che richiedono nuovi tipi di robot e nuove competenze dei loro operatori. “Uno dei maggiori nuovi sviluppi riguarda la progettazione e l’implementazione dei cobot – dice la global ambassador di ADI -. Il ruolo dei cobot è quello di eliminare la fatica e lo sforzo che comporta molto lavoro manuale. Possono svolgere i compiti noiosi, faticosi o pericolosi come lucidare, fresare, trapanare o tagliare, sotto la supervisione di un operatore”.

Il funzionamento dei cobot a fianco di un collega umano richiede quindi che la potenza utilizzata e lo spazio occupato siano molto più contenuti rispetto a un robot standalone convenzionale. Questo significa che i cobot dovranno avere la consapevolezza del loro ambiente, in modo da rallentare o fermarsi quando rilevano una persona vicino a una parte in movimento come un utensile o il braccio del cobot. I produttori di cobot stanno anche realizzando nuovi sistemi per consentire una messa in servizio e una programmazione più facili e veloci, come spiega ancora O’Byrne: “I produttori di cobot hanno adottato un approccio alla programmazione altamente astratto. In molti casi, l’utente non ha bisogno di scrivere una sola riga di codice poiché le operazioni del cobot possono essere configurate tramite un tablet. Pertanto l’operatore può eseguire una programmazione guidata, posizionando il braccio del cobot in una sequenza di punti nello spazio e premendo un pulsante sul tablet per memorizzare la sequenza desiderata nella memoria del cobot”.

Analog Devices robotica competenzeCobot più piccoli ed economici, più veloci e facili da implementare: questa è pertanto la visione del settore per una più ampia adozione della robotica. La combinazione di un cobot e di un essere umano può permettere il raggiungimento di risultati migliori in modo più sicuro rispetto a quello raggiunto dai soli esseri umani, il che dà origine a interessanti opportunità di re-immaginare il lavoro e il luogo di lavoro.

“Quello che siamo abituati a pensare come lavoro manuale potrebbe essere trasformato, eliminando lo sforzo fisico, la routine e il pericolo, così come la possibilità di errore umano, dando allo stesso tempo ai lavoratori tempo per svolgere attività più stimolanti e che sfruttino meglio le loro capacità cognitive – dice O’Byrne -. Tuttavia, se l’industria vuole mantenere il consenso delle comunità in cui opera, questa trasformazione necessita di una gestione attenta: ancora oggi le persone hanno paura che i robot sostituiscano i lavoratori, in particolare quelli meno qualificati e meno pagati della società. Anche se comprendo la paura, ritengo che sia mal riposta. In effetti, l’introduzione dei robot sottrae compiti agli umani, ma non posti di lavoro. Le persone devono fare quello che i cobot non possono fare: gestire il processo, usare la creatività per affinarlo o reinventarlo, e costruire la squadra che lavora con i cobot. Queste sono funzioni che richiedono l’intelligenza umana, non le macchine”.

La global ambassador sostiene inoltre che coloro che sono già impiegati per svolgere un compito sono spesso le persone migliori per configurare, far funzionare e gestire il cobot: “In una fabbrica, sono le persone in officina che hanno la conoscenza più profonda del processo, quindi sapranno come integrare i cobot al meglio. Naturalmente, questo cambiamento nel loro ruolo richiede alcune competenze e conoscenze aggiuntive, ma le organizzazioni possono portare il loro personale e la comunità dalla loro parte se riusciranno a sostenere questa transizione con consistenti programmi di formazione e riorganizzazione. Penso che gli enti pubblici possano giocare un ruolo utilissimo anche in questo caso, ad esempio, estendendo l’offerta di corsi di robotica professionale per i laureati allo scopo di aumentare il loro valore per un primo impiego”.

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