Non fungible token, blockchain per monetizzare l’intangibile
di Marco Zambelli - 06/04/2021
non fungible token NFT blockchain

La nuova frontiera della blockchain si chiama NFT, non fungible token, che tradotto suona come gettone non fungibile, ovvero certificati digitali non replicabili che attestano l’unicità e la proprietà di un asset immateriale.

E molti sono gli eventi che scandiscono l’espansione in atto del cosmo NFT, a partire dall’opera di Beeple, nome d’arte dell’artista digitale Mike Winkelmann, venduta all’asta da Christie’s per un valore di 69,3 milioni di dollari, surclassando la base d’asta che partiva da 100 dollari. Ancora più recente ed eclatante è quindi la vendita come NFT del primo ‘cinguettio’ di Jack Dorsey, fondatore della piattaforma social Twitter che nel 2006 inaugurava la sua creatura con il tweet ‘just setting up my twttr’. Quel primo tweet è stato oggi venduto per la cifra di 2,5 milioni di dollari.

Jack Dorsey NFT tweet

Tutto questo è possibile grazie al principio che risiede alla base della tecnologia blockchain, ovvero la possibilità di registrare e certificare l’unicità di un contenuto virtuale, rappresentato agli albori dalle criptovalute. La possibilità di garantire il requisito dell’unicità e della scarsità a un asset virtuale, altrimenti per sua natura replicabile in infinite copie, ha infatti permesso alle monete virtuali di mantenere e accrescere il loro valore, al riparo dal rischio del cosiddetto double spending della cripto valuta, grazie alla certificazione sicura delle transazioni tramite il sistema dei registri distribuiti.

La naturale evoluzione mostra oggi che tutto ciò che può essere reso come contenuto digitale può essere venduto, che siano immagini, GIF, meme, musica, video, opere d’arte digitali e persino post. Le criptovalute hanno così aperto la strada alla Crypto-Art, con la vendita di opere d’arte digitali la cui originalità, autenticità e proprietà viene attestata mediante NFT, token unici digitali che non è possibile contraffare e che pertanto fungono da certificati di vendita documentati e conservati all’interno della blockchain.

Ogni asset digitale che possa quindi accendere l’interesse di qualcuno diviene un collectible, che è possibile acquistare vantandone la proprietà tramite un NFT. Senza per forza giungere alle cifre esorbitanti dei due casi sopracitati, i non fungible token aprono quindi un universo di opportunità per brand e aziende, e in molti hanno già abbracciato il trend. A partire dalla NBA americana, che ad oggi ha già venduto a tifosi e appassionati mini clip delle azioni più belle dei suoi giocatori per un totale di 330 milioni di dollari.

Nike Cryptokick tokenAltri esempi sono Nike, che rivolgendosi alla nutrita community degli sneakerhead, gli appassionati di sneaker, offre la possibilità di associare un certificato digitale unico, i Cryptokick token, a modelli in edizione limitata. Gucci ha invece ideato la vendita di accessori e capi di abbigliamento unici per avatar virtuali, che possono indossarli nel mondo del gaming. Nel mondo della musica, infine, i Kings of Leon sono stati tra i primi a lanciare il loro ultimo lavoro offrendo l’accesso ad asset esclusivi tramite token, uno dei quali garantisce al possessore la possibilità di avere posti in prima fila ai concerti della band a vita.

L’era dell’Industria 4.0, basata sulla digitalizzazione e l’interconnessione dei processi produttivi, ha ormai ceduto il passo a quella dell’Industria 5.0….