Macchine utensili in crescita nell’ultimo trimestre 2022 nei dati Ucimu
23/01/2023

L’indice degli ordini di macchine utensili in Italia ha segnato un incremento del 3,5% nel quarto trimestre del 2022 secondo i dati elaborati dal Centro studi & cultura di impresa di Ucimu, rispetto al periodo ottobre-dicembre 2021, con valore assoluto dell’indice a 133,6 (base 100 nel 2015).

Il valore, record per il trimestre di riferimento, è stato determinato sia dalla crescita del 2,4% degli ordinativi raccolti all’estero nel trimestre, con valore assoluto dell’indice a 103,9, sia sul fronte degli ordini provenienti dal mercato interno, che hanno registrato un aumento del 5,4% con valore assoluto dell’indice a 257, segnando anche qui un nuovo record storico.

“Questa performance, davvero soddisfacente perché si confronta con il risultato del quarto trimestre 2021 già eccezionale, è in gran parte frutto dell’accelerazione delle decisioni di acquisto da parte degli utilizzatori – commenta Barbara Colombo, presidente Ucimu – che hanno voluto chiudere gli investimenti entro l’anno 2022 per poter godere del credito di imposta al 40%, consapevoli – visti gli annunci governativi – che, a partire da gennaio 2023, l’aliquota sarebbe stata dimezzata”.

Su base annua, l’indice degli ordini di macchine nel 2022 ha segnato invece un arretramento del -7,8%, per un valore assoluto dell’indice di 120,1. Il calo è da attribuirsi alla riduzione della raccolta ordini sul mercato italiano, che è stata pari al -20,8% rispetto all’anno precedente, per un valore assoluto di 144,7. Sono invece cresciuti nel complesso gli ordini dall’estero, a quota +2,8%, per un valore assoluto dell’indice di 115,9.

“Se osserviamo il risultato di raccolta ordini sull’intero anno, appare evidente che la fiammata del quarto trimestre non è comunque riuscita a risollevare il calo registrato nei trimestri precedenti, calo dovuto principalmente al ridimensionamento della raccolta ordinativi dei costruttori sul mercato italiano che si confronta però con il boom registrato nei 4 trimestri del 2021 – prosegue la presidente Ucimu -. D’altra parte, ci aspettavamo questo andamento sia per l’indice annuale che per l’ultima trimestrale. In particolare, con riferimento ai 12 mesi, il calo sull’interno è fisiologico: non possiamo pensare che il mercato italiano continui a crescere ai ritmi registrati nell’ultimo biennio. Detto ciò, la domanda espressa nel nostro paese resta vivace poiché il processo di trasformazione digitale è in pieno dispiegamento“.

“Per questo – continua Barbara Colombo – occorre assicurare continuità alle misure 4.0 che, in vigore da oltre un quinquennio, devono proseguire e, se possibile, devono essere potenziate. Pur comprendendo la scelta del governo di dare priorità alle misure volte a ridurre l’impatto del caro energia sull’intera popolazione, imprese e privati, ribadiamo la necessità di confermare l’operatività dei provvedimenti 4.0 alle condizioni previste fino al 2022. Nel dettaglio, rispetto alle misure ‘Transizione 4.0‘ chiediamo, anche per il 2023, il mantenimento dell’aliquota del 40% nel calcolo del credito di imposta. Se non interverranno correttivi, l’aliquota, da gennaio 2023, risulta dimezzata; ciò non farà altro che raffreddare la propensione agli investimenti in nuove tecnologie di produzione degli utilizzatori italiani. Un rischio che non possiamo correre perché l’aggiornamento dell’Officina Italia è certamente iniziato ma molto resta da fare. Contestualmente, chiediamo uno spostamento di tre mesi, dal 31 settembre al 31 dicembre 2023, dei tempi di consegna dei macchinari ordinati entro il 31 dicembre 2022 (per i quali è stato dato acconto del 20%), così da assorbire i ritardi nelle consegne delle componenti elettriche e elettroniche subite dai costruttori in fase di produzione”.

“Nel medio lungo periodo, pensiamo poi – conclude Barbara Colombo – che, in aggiunta al credito di imposta per i nuovi investimenti in tecnologie digitali e interconnesse, debba essere prevista una ulteriore misura, da utilizzare anche in modo cumulato, che si potrebbe concretizzare in un credito di imposta per la sostenibilità. Questo provvedimento, nella nostra visione, dovrebbe supportare le azioni in grado di portare allo sviluppo integrato di nuove generazioni di prodotti, tenendo conto anche dell’impatto in termini di footprint ambientale”.

Se Industria 4.0 si è focalizzata sull’implementazione delle tecnologie abilitanti, l’Industria 5.0 si estende ed abbraccia le problematiche socio-ecologiche.

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