L’emergenza covid-19 è un evento gravissimo che si è abbattuto come uno tsunami sul nostro contesto sociale, economico e antropologico, e richiede una revisione dei nostri parametri secondo Roberto Cingolani, ex direttore scientifico dell’IIT oggi responsabile dell’innovazione tecnologica in Leonardo, nonché membro della task force del Governo per la ricostruzione nella Fase 2 guidata da Vittorio Colao. E le infrastrutture digitali, gli investimenti sull’analisi dei dati e le formazione delle persone saranno assolutamente cruciali.
“Fino a tre mesi abbiamo vissuto seguendo una certa scala di valori fondamentali, poi questo tsunami si è abbattuto su di noi riportandoci drammaticamente come a uno stato di preistoria – dice Cingolani -. Il Covid è una cosa estremamente seria, che ci mostra però in modo chiaro che qualcosa dobbiamo cambiare nel nostro modo di vivere. Ci troviamo ora nella fase di convivenza con la malattia, che impone dei compromessi per minimizzare i rischi e tenere sotto controllo l’epidemia. Speriamo quindi che la Fase 2 duri meno di un anno, ma la vera sfida è come ci vogliamo riparametrare, è un argomento sociale, antropologico organizzativo”.
Riparametrarsi è quindi per Cingolani una opportunità portata in maniera drammatica da questo scossone del coronavirus, in quanto senza di esso avremmo continuato questa corsa un po’ insensata dentro un certo modello economico, che già mostrava chiari segni di non sostenibilità.
“Con questa situazione di crisi sanitaria siamo chiamati a cambiare, e se sprecheremo questa opportunità, sarà un grande errore storico – afferma il fisico -. Quello che serve ora è una accelerazione enorme sulla gestione del dato e delle infrastrutture digitali. Se la gente lavorerà sempre di più da casa, se la medicina e la PA saranno anche molto digitali, da un lato occorrerà avere infrastrutture più complete, dall’altro trasformare in valore questa tecnologia, che sarà ovunque come una ruota in tutti i mezzi di trasporto”.
L’accelerazione in emergenza del digitale comporta quindi anche la necessità di riqualificare le persone, con un grande sforzo congiunto nella formazione delle competenze su temi in così rapida evoluzione, e iniziando a farlo dalle scuole, dove si parte a costruire le prossime generazioni.
“Serve un patto pubblico-privato per aggiornare i lavoratori, ma questo sforzo deve partire dalla scuola, che in questo momento di crisi drammatica deve essere oggetto di investimento, di crescita importante – sostiene Cingolani -. Il futuro che non è una cosa nostra, lo abbiamo in comodato, lo dobbiamo consegnare alle nuove generazioni, e dev’essere un futuro sostenibile, perché se non investiamo ora, consegneremo ai nostri figli un futuro in cui loro saranno deboli. Bisogna essere molto attenti, alcuni Paesi a mio parere hanno visione un po’ più lunga della nostra”.
Infine, l’ampio ricorso allo smart working forzato dal lockdown, la didattica a distanza e la telemedicina hanno portato a un enorme incremento nel flusso di dati che viaggia in rete, aggravando i pericolo legati alla cybersecurity e alla violazione della privacy.
“Questo flusso immenso di dati necessita di sistemi di analisi e di gestione opportuni, di algoritmi efficaci – conclude Cingolani -. E’ fondamentale, mentre si producono dati, analizzarli e proteggerli, per rendere efficaci e sicuri smart working, teledidattica e telemedicina. E con investimenti adeguati garantire la privacy, proteggere lezioni a distanza, cartelle cliniche, sistemi bancari. Ecco, tutto questo va oltre il presente. Noi dobbiamo chiederci cosa vogliamo che sia l’Italia nel 2040. Questo a mio parere sarà il primo livello della grande opportunità che abbiamo davanti. E servirà una acculturazione digitale la più ampia possibile, altrimenti si genereranno diseguaglianze”.