Digitale e social network per la crescita nelle PMI, potenziale da 10,2 miliardi
04/08/2022
Ambrosetti Meta contributo social crescita PMI

La digitalizzazione rende più produttive le aziende, sostenendo un differenziale positivo di occupazione. E’ questo il punto da cui prende abbrivio la ricerca condotta da The European House – Ambrosetti per conto di Meta, la società madre di Facebook, che delinea il quadro della digitalizzazione e dell’impiego dei canali social tra le imprese italiane.

L’Italia sconta però un ritardo sul fronte delle tecnologie digitali, come attesta la 20ima posizione del nostro Paese in Europa nell’indice DESI 2021 (Digital economy and society index). Posizione che migliora leggermente secondo l’indice elaborato appositamente da The European House – Ambrosetti per il suddetto studio, che vede l’Italia al 18imo posto per livello di digitalizzazione in UE. Nello specifico, i più gravi ambiti di ritardo dell’Italia sono nelle infrastrutture di rete (23° posto) e delle competenze digitali nelle imprese (21° posto). Relativamente alle competenze digitali, le imprese italiane presentano in particolare i livelli più bassi in Europa di specialisti ICT nei loro organici (12% contro il 18% della media europea) e solo il 15% delle aziende è in grado di offrire formazione digitale al proprio interno, contro il 18% della media europea.

Ambrosetti Meta indice digitalizzazione Italia

I numeri relativi all’utilizzo dei social network e dei canali digitali mostrano quindi in modo chiaro i concreti benefici derivanti dalla digitalizzazione del business e all’adozione di tecnologie digitali tra le PMI. Lo studio indica infatti che l’utilizzo dei social network nelle PMI più avanzate abilita quattro benefici chiave, con un aumento del 20% dei ricavi, un incremento del +30% del numero di clienti e del +50% delle visite fisiche nei punti vendita, guidate dai social. Infine, un aumento oltre il 60% negli investimenti in formazione e tecnologie digitali. L’uso dei social rappresenta quindi secondo lo studio una forte leva di sviluppo per le PMI italiane, abilitando la generazione di fino a 10,2 miliardi di euro di valore aggiunto (cinque volte il valore aggiunto generato dalla produzione vinicola) e oltre 208 mila posti di lavoro aggiuntivi, in un ipotetico ‘scenario trasformativo’ che vede l’Italia allinearsi con i tre best performer nel Digital index PMI (Danimarca, Finlandia e Svezia) e con il loro tasso di dinamicità.

E’ infine notevole il peso delle PMI nel contesto del tessuto produttivo italiano, ma anche europeo. In Italia, le PMI generano il 42% del fatturato totale delle imprese italiane (36% grandi imprese, 22% micro imprese) e il 41% del valore aggiunto complessivo (33% grandi imprese, 25% micro imprese). Le PMI in Italia rappresentano inoltre un terzo degli investimenti totali e contribuiscono quasi alla metà (48%) dell’export complessivo italiano. Lo studio rileva inoltre che durante il periodo del Covid, le PMI sono state più resilienti delle grandi aziende, avendo ridotto il proprio fatturato solo del -7% (contro una media del -13% delle grandi imprese) e del -6% il valore aggiunto (-18% per le grandi realtà). Con un totale di 376.343, le PMI italiane rappresentano quindi il 17,5% del totale delle PMI nell’UE e generano il 14,7% del fatturato complessivo, il 13,5% del valore aggiunto e il 15,8% dell’export.

Ambrosetti Meta social digitalizzazione fondi PNRR

Lo studio si sofferma infine sulle enormi opportunità offerte dal PNRR italiano per spingere la digitalizzazione, voce che ricorre nelle diverse missioni in cui si articola. Sommando infatti le risorse dedicate alla digitalizzazione nelle varie missioni, si ottiene un totale di quasi 60 miliardi di euro destinati alla transizione digitale in Italia, risorse superiori alla somma dei fondi allocati alla digitalizzazione nei rispettivi piani di ripresa e resilienza di Francia, Spagna e Germania.

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