Secondo i dati dell’annuale Consumer Barometer Report di OpSec Security, condotto su un campione di 2.600 persone, il 48% dei consumatori nel mondo teme di essere esposto a una potenziale violazione dei dati sensibili, o data breach, mentre il 30% ne è già stata vittima. Secondo l’azienda, inoltre, nel 2020 l’aumento delle violazioni è stato del 7% rispetto al 2019, fatto ricondicibile all’emergenza sanitaria e all’incremento del tempo trascorso online.
“A seguito dell’impatto del covid-19 molti consumatori conducono ormai gran parte della loro vita online – spiega Bill Birnie, senior vice president e general manager della divisione Online di OpSec Security -. I brand devono pertanto essere più attenti che mai in materia di sicurezza informatica e di protezione dei consumatori, con soluzioni che siano in grado di minimizzare questi rischi. Non farlo può essere estremamente costoso, non solo in termini di conformità in merito alle normative sulla gestione dei dati, ma anche di perdita dei clienti. Il 28% dei consumatori che ha perso la fiducia in un brand a causa di un data breach dichiara che non effettuerà più acquisti da quel marchio”.
Il report rileva che il 46% delle vittime di violazioni dei dati sensibili è stato contattato dai brand da due a cinque volte in merito alla compromissione dei propri dati, mentre il 9% è stato contattato più di cinque volte. Questa situazione ha portato oltre la metà (55%) dei consumatori a convincersi che le aziende non stiano facendo abbastanza per proteggere i loro dati personali. Molti consumatori assistono quindi con impotenza alla frequenza con cui queste violazioni si verificano: non solo, la ricerca dice che il 30% delle vittime di data breach non ne è rimasto sorpreso quando ne è venuto a conoscenza.
“Tuttavia, questa rassegnazione da parte dei clienti è spesso accompagnata dall’aspettativa che i brand dispongano degli strumenti necessari per salvaguardare i dati personali e delle carte di credito dei propri clienti – continua Birnie -. Inoltre, per far fronte a eventuali perdite economiche derivanti da un data breach, i consumatori si aspettano un rimborso da parte del brand. Nonostante ciò, le violazioni dei dati sensibili su larga scala continuano a danneggiare i brand, poiché il 64% delle vittime ha perso la fiducia nell’azienda o nel marchio, ritenendoli responsabili di non aver protetto adeguatamente i loro dati”.
La ricerca di OpSec Security evidenzia che del 40% dei consumatori che ha subito una violazione dei propri dati personali, solo il 9% ha ricevuto un rimborso in denaro. Inoltre, poiché l’e-commerce è diventato il mezzo preferito per acquistare beni e prodotti, ulteriormente spinto dalle circostanze imposte dal covid-19, è probabile che i consumatori siano maggiormente preoccupati nell’usare i dati della propria carta di credito. La ricerca mostra che quasi la metà (47%) dei consumatori ha molti timori nell’utilizzare carte di credito per effettuare un acquisto online, esprimendo una seria preoccupazione sulla possibilità che si verifichi un furto di dati da parte di hacker (62%), furto di denaro da parte di truffatori (58%) o un furto di identità (57%).
“Proteggere i consumatori comprende una serie di azioni, che vanno dalla protezione dei dati personali e della carta di credito, alla protezione da chi vende prodotti contraffatti – conclude quindi Birnie -. I brand devono essere proattivi e prestare la massima attenzione alla sicurezza dei consumatori, e il modo migliore per raggiungere questo obiettivo è di avvalersi della collaborazione di specialisti, come OpSec Security, per garantire di poter disporre di strumenti e processi che consentano di individuare rapidamente ogni possibile minaccia e di intraprendere le azioni necessarie per prevenire eventuali attacchi”.