Cuore, competenze e coraggio, Majidi di Artes 4.0 e le donne nella AI
24/11/2023
Artes 4.0 Darya Majidi donne e AI Fortune Italia

Esperta di intelligenza artificiale, attivista per i diritti umani e Donna 4.0. Parliamo di Darya Majidi, imprenditrice digitale italo-iraniana alla vice presidenza del Competence Center Artes 4.0, che la rivista Fortune ha appena inserito nella lista delle Most powerful Women 2023, dedicandole la cover del numero di ottobre 2023. Di seguito alcuni passaggi dell’intervista a Darya Majidi pubblicata nel numero di ottobre 2023 di Fortune Italia.

Si definisce innanzitutto una ‘startupper seriale’, Majidi, a partire dalla prima startup creata a soli 28 anni, Synapsis, subito dopo essersi laureata al Dipartimento di Informatica di Pisa. Fino ai giorni nostri, che la vedono CEO di Daxo Group, realtà di consulenza strategica in digital transformation, fondata dopo aver creato anche Dcare, specializzata in IoT per il comparto healthcare, e l’incubatore e acceleratore di imprese DaxoLab. Il suo progetto AIxGirls, camp al femminile in AI e Data Science, è nato quindi per avvicinare le donne alla tecnologia e all’AI, un tema che è anche al centro del suo libro ‘Donne 4.0’, che dà il nome anche alla associazione Donne 4.0 di cui è la presidente. Majidi dichiara di aver compreso molto presto l’importanza di far collaborare e comunicare ricerca e industria, essenziale per far progredire l’Italia nel cammino di trasformazione digitale.

Artes 4.0 Darya Majidi donne e AI Fortune Italia Most powerful Women AIxGirls“In Italia la digital transformation sta avendo un’accelerazione perché ci siamo accorti che l’università da sola non può funzionare. E dobbiamo puntare sulla collaborazione e sul trasferimento tecnologico – sostiene Majidi -. Parliamo ora ad esempio di Centri di competenza: io sono vicepresidente di Artes 4.0, capitanato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. C’è più consapevolezza dell’importanza di condividere conoscenze, competenze e risorse. Ma se alcuni settori, come l’automotive e il pharma, hanno iniziato il loro percorso di trasformazione digitale e hanno un buon livello di maturità, altri come le PMI sono molto distanti. Ecco allora che subentrano i Centri di competenza per aiutare queste imprese a digitalizzarsi. Poi ci sono le startup, che possono essere preziosi acceleratori, ma devono iniziare sin da subito a collaborare con le grandi aziende, che hanno le risorse per crescere davvero. Se dovessi dare un voto da 1 a 10 all’Italia, direi che siamo a 6: c’è tanta strada da fare, ma dopo Covid-19 tutti abbiamo la consapevolezza che è quella giusta”.

Sul tema della distanza che ci sarebbe tra donne e materie STEM, la vice presidente di Artes 4.0 ha quindi una sua posizione, auspicando che nella narrazione arida degli atenei del giorno d’oggi, in particolare nell’ambito informatico, prenda maggior spazio l’istanza della creatività.

“A mio avviso non è più corretto parlare di distanza delle donne dalle Stem, perché le ragazze in Medicina, Biologia e Farmacia hanno superato gli uomini – rileva Majidi -. Bisogna focalizzarsi sull’IT: le iscritte a Informatica sono intorno al 14%. E questo perché la narrativa è arida e poco creativa. Ce lo dice il caso dell’Ingegneria biomedica: il concetto di cura le fa avvicinare, ma questo non accade con l’Ingegneria meccanica. L’aridità però è nella descrizione stessa degli atenei. Chi, come me, si laurea in Informatica raramente farà il programmatore, più spesso è un problem solver che deve portare innovazione nei processi. Dobbiamo raccontare alle ragazze la creatività che c’è nell’informatica: l’IT sta dando forma al mondo. Da qui è nata Donne 4.0: non possiamo delegare la creazione del futuro agli uomini. Inoltre oggi mancano competenze nell’IT e la disoccupazione femminile è alle stelle: dobbiamo avvicinare le ragazze a questi nuovi lavori”.

Per la vice presidente di Artes 4.0 servono quindi le cosiddette Tre C, ovvero Competenza, Cuore e Coraggio, per cui le donne devono essere preparate e mettere il cuore e la passione non solo negli affetti, ma anche nel lavoro. Allenandosi quindi soprattutto al coraggio, fin da piccole, come continua a spiegare: “Le bambine devono imparare a uscire dalla comfort zone. Non è un caso che solo il 14% delle startup innovative sia a guida femminile. Certo, è curioso che ora siano tutti esperti di intelligenza artificiale. Io sono trent’anni che studio e lavoro su questo argomento, faccio parte del Board industriale dell’Associazione italiana dell’intelligenza artificiale e devo dire che c’è spazio per le donne: le aziende cercano talenti. Su questo fronte con Donne 4.0 da due anni abbiamo creato AIxGIRLS. Portiamo l’intelligenza artificiale alle ragazzine di IV liceo, grazie anche allo sponsor Fineco Asset Management. Ne abbiamo coinvolte finora 40, che sono diventate ambassador e stanno trascinando le compagne. Il 20 ottobre alla Sapienza di Roma abbiamo dato vita ad AIxWOMEN: stessi temi ma rivolti alle donne. L’AI, insomma, richiede competenze e studio, ma le ragazze sono brave a studiare”.

 

L’articolo con l’intervista completa si trova sul sito di Fortune Italia.

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