ITALIA 4.0_2021
33 ITALIA 4.0 2021 Donne e imprese Come mostrano i dati dell’Osservatorio sull’Im- prenditoria femminile di Unioncamere e Info- Camere, le iscrizioni di nuove attività femminili nei primi nove mesi del 2021 sono più numero- se di quelle registrate nello stesso periodo del 2020 (+7mila) ma sono ancora circa 9.200 in meno dello stesso periodo del 2019. Malgrado l’incremento delle iscrizioni tra 2020 e 2021, il peso delle nuove imprese femminili sul totale delle iscrizioni si è ridotto di quasi due punti percentuali, passando dal 27,1% di due anni fa, al 25,4% di settembre scorso. Quasi il 24% di queste nuove imprese guidate da donne, però, nasce come società di capitali, tipologia di azienda più strutturata e ‘robusta’ sotto il profilo organizzativo e gestionale. Azzurra Ri- naldi, direttrice School of Gender Economics, Unitelma Sapienza, afferma: “La disuguaglian- za è un costo. Il Paese non valorizzando le don- ne, la loro competenza e visione sta perdendo in termini economici e poi non fa esplodere il pieno potenziale produttivo. Ed è dimostrato da tutte le ricerche che quando le donne han- no raggiunto posizioni apicali nelle aziende, queste sono cresciute più rapidamente. Miglio- ra il fatturato, ma migliora la gestione anche in termini di policy”. E aggiunge: “Le imprese femminili in Italia sono cresciute molto più ra- pidamente di quelle maschili e questo in valo- re assoluto”. Si sente spesso dire che le imprese femminili sono resilienti: “In realtà le impre- se femminili sono ‘resistenti’ – aggiunge -. Di fronte a tutto quello che le donne hanno spe- rimentato negli ultimi periodi la contrazione nel volume delle imprese femminili in Italia è stata pari allo 0,29%. ciò significa che un mer- cato del lavoro che spesso mette in difficoltà le donne, allo stesso tempo le spinge a fare im- presa”. Per quanto riguarda il PNNR, Azzurra Rinaldi non ha dubbi: “Rispetto al digitale se non ci mettiamo le lenti di una prospettiva di genere rischiamo di perder l’obiettivo non solo di equità ma anche di efficienza economica. Se le donne del Paese non sono messe nella con- dizione di lavorare e di fare impresa il Paese è più povero. Anche il digitale è un posto per le donne. Non facciamole sentire fuori luogo, usiamo questi fondi per far sentire le donne a casa anche in un settore come il digitale”. @anto_pelle quella della cultura, sulla quale Woman 20 ha combattuto molto nello scorso G20. “Il settore ICT è profondamente maschile e questo non giova né al settore stesso né all’economia. Qui le percentuali dicono che le donne non arriva- no al 20% e questo crea problemi. Ci dovreb- be essere uno sforzo di apertura da parte del settore e da parte delle donne una volontà ad approcciarsi”. Per superare questo blocco c’è bisogno di creare dei percorsi educativi e formativi in tutti gli ordini e gradi perché, pro- segue Sabbadini: “Dove non riesce la famiglia dovrebbe subentrare la scuola, sin dalle scuo- le primarie e proseguire in tutto il percorso di studi”. Il secondo livello è quello di agire verso chi arriva agli studi universitari e far capire co- me gli stereotipi di genere agiscono e possono influire nel loro lavoro. Istituire una materia o dei crediti formativi in tutti i corsi di laurea af- finché donne e uomini possano capire che cosa sono gli stereotipi di genere e come vengono trasmessi. “Certo non li cancelleremo mai del tutto - conclude Linda Laura Sabbadini - ma quanto meno li limiteremo perché molte più persone, studiando, li eviteranno. Quello cul- turale è dunque un tema cruciale”.
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