Si chiama MindBot – Mental health promotion on cobot workers in Industry 4.0, il progetto europeo a guida italiana che mira a realizzare luoghi di lavoro dove i livelli di sfida e difficoltà, fisiche e psicologiche, siano perfettamente commisurati alle capacità dei lavoratori. In particolare, il progetto intende realizzare modelli che salvaguardino la salute mentale della componente umana nella collaborazione a stretto contatto e senza barriere di sicurezza con i robot collaborativi, che possono indurre stress e ansia negli operatori, effetti collaterali da prevenire ed eliminare.
Il progetto è finanziato con quasi 4 milioni di euro e rientra nel programma Horizon 2020 della UE, e vede la partecipazione di nove partner europei. A coordinarlo è l’Irccs Eugenio Medea – Associazione La Nostra Famiglia di Bosisio Parini di Lecco. Per l’Italia sono inoltre coinvolti l’Università Statale di Milano, con un gruppo di ricerca diretto da Antonella Delle Fave, docente di Psicologia generale, e il Consiglio nazionale delle ricerche (Stiima di Lecco). MindBot ha l’obbiettivo di realizzare nuove tecnologie e modelli organizzativi che possano essere utilizzati dalle PMI, facilitando loro il passaggio a Industria 4.0, senza azioni correttive complesse e costose su ambienti, organizzazioni e attività, strutturando inoltre il processo di automazione salvaguardando la salute mentale dei lavoratori.
Nello sviluppo e implementazione di forme di interazione uomo-cobot, la salute mentale dei lavoratori sarà valutata mediante indicatori soggettivi e oggettivi, ovvero misure di autovalutazione e sensori, per individuare adeguati fattori di protezione e di rischio. Il lavoratore indosserà infatti uno smartwatch che misura la fatica e lo stress mentale e fisico della persona. I dati trasmessi al cobot rendono il robot ‘consapevole’ del livello di stress del collaboratore umano, portandolo ad adattare il suo comportamento per mettere l’operatore più a suo agio.
Il progetto va però anche oltre, in quanto un fattore qualificante nell’impiego di cobot è il facilitare l’inserimento lavorativo o di persone con diagnosi di disturbi dello spettro acustico. “Pensare alle PMI 4.0 come luoghi di lavoro promotori della salute mentale permetterà anche alle persone con problemi in questo ambito di esprimere al meglio il proprio potenziale come lavoratori – spiega Antonella Delle Fave -, contribuendo a un tempo alla riduzione nel numero di persone che lasciano il lavoro, con conseguente carenza di lavoratori specializzati in diversi settori”.
La tecnologia sviluppata dal progetto sarà accompagnata da linee guida tecniche e organizzative che, nelle intenzioni dei promotori, potrebbero diventare standard di riferimento sia per i produttori di cobot sia per le imprese. Il consorzio include partner di diversa provenienza – accademica, clinica e industriale – con specifiche competenze in psicologia, neuroriabilitazione, interfaccia cobot-operatore umano e tecniche di misurazione della salute mentale, insieme a Kuka, tra le maggiori aziende produttrici di cobot, e ad un Ministero del lavoro.