Ha un valore compreso tra 1,6 e 1,7 miliardi di euro il mercato italiano di Industria 4.0, nelle stime del Politecnico di Milano. La misurazione è stata fatta depurando il dato dai beni tradizionali, per enucleare soltanto il valore dell’hardware di connessione e dei servizi aggiunti. Un mercato che nel 2017 farà un grande salto, grazie soprattutto alle misure del Piano Nazionale Industria 4.0 che hanno contribuito a dare una prospettiva fiscale e finanziaria alla trasformazione digitale.
Altro fattore che ha giovato positivamente è stato quindi il gioco di squadra messo in campo da tutto il sistema Italia, che pure ha contribuito a elevare la consapevolezza delle imprese sui temi di Industria 4.0. La survey 2016 dell’Osservatorio Polimi parlava infatti di un 38% di imprese ignare di cosa fosse Industria 4.0, sceso quest’anno all’8%. Il 32% delle imprese dichiara inoltre di aver partecipato a eventi sul tema, e un quarto si dichiara pronto a passare all’azione. Il 52% del campione intende nello specifico avvalersi del superammortamento al 140%, il 36% intende invece utilizzare l’iperammortamento al 250%.

Quest’ultimo, essendo rivolto agli aspetti più specificamente legati alla digitalizzazione del processo produttivo, sarà quello più di peso per ammontare degli investimenti, in quanto i beni connessi sono più capital intensive. Tra le aziende sorgono quindi tre sfide fondamentali, che dovranno essere affrontate. La prima è il passaggio dalla fase di sperimentazione alla vera interiorizzazione delle tecnologie abilitanti, per comprendere come calarle in concreto nelle esigenze delle singole imprese. Seconda sfida sarà evitare investimenti di respiro corto, che portano solo efficientamento localmente, a favore invece di investimenti in trasformazioni profonde che incrementino la competitività. Infine, il percorso culturale da intraprendere legato al dato, e ai nuovi indicatori fondamentali che occorrerà introdurre per valorizzare e sfruttare a pieno dati e informazioni raccolti.

Altro aspetto rilevato dallo studio è lo scarso impegno in ricerca e sviluppo, che invece va sostenuto con forza in quanto Industria 4.0 richiede ad esempio di sviluppare algoritmi e capacità di analisi dei dati. Tra le imprese invece il 27% non conosce il credito di imposta per le attività di r&s, e il 36% non è a conoscenza delle agevolazioni per investimenti in start-up. Vi è infine una preoccupazione riguardante le scadenze per poter usufruire delle agevolazioni del Piano Industria 4.0. Il boom nella domanda di tecnologie sta difatti creando difficoltà di consegna tra i fornitori, aspetto che il Governo dovrà tenere monitorato. E già il termine ultimo per le consegne, spostato con mini-proroga nel cosiddetto Decreto Sud al 31 luglio 2018, potrebbe slittare con un ulteriore emendamento al 30 settembre, se non addirittura al 31 dicembre 2018.