Le ultime statistiche mostrano che l’Italia sfrutta male i fondi disponibili a sostegno della ricerca, sia per quanto riguarda le risorse allocate dal Programma nazionale della ricerca (Pnr) 2015-2020, sia in riferimento ai fondi europei Horizon 2020.
Per quanto riguarda i fondi del Pnr, dei 2,4 miliardi di euro messi a disposizione al 2020, ne sono stati spesi solo 1,7 in tre anni (dato al 31 luglio 2018). In complesso, la quota di investimenti in R&S in Italia si attesta all’1,35% del PIL, ben lontana dall’obiettivo dichiarato del 3% entro il 2020. L’andamento sarà presumibilmente anche peggiore nel periodo 2018-2020, data la mancanza della delibera integrativa del Cipe mai arrivata, che avrebbe dovuto veicolare altri 5 miliardi.
Scarsa è quindi anche la performance italiana nello sfruttamento delle risorse della UE a sostegno della ricerca del programma Horizon 2020, che negli ultimi cinque anni ha distribuito oltre 40 miliardi su 70 totali previsti. Stando ai dati delle domande giunte a Bruxelles al mese di agosto 2019, l’Italia ha incassato solo 3,5 miliardi, la metà dei 7 andati alla Germania, e sotto ai 5,8 dell’Inghilterra e ai 4,8 della Francia. Anche la Spagna ha fatto meglio di noi, con 4 miliardi di fondi UE conquistati. L’Italia è così ferma a una quota dell’8,6% di fondi conquistati, lontano dall’obiettivo del 10% posto.
Uno stato di cose su cui l’attuale Governo deve ora riflettere, con il compito di mettere a punto il nuovo Pnr 2021-2027. Compito ereditato dal precedente esecutivo, unitamente all’annuncio fatto di un collegato alla legge di bilancio in arrivo per l’istituzione di un’Agenzia nazionale ad hoc. Con l’auspicio che il futuro porti un sensibile cambio di marcia negli investimenti in R&S nel nostro Paese.