L’ultimo rapporto su innovazione e tecnologia presentato al Technology Forum 2019 da The European House – Ambrosetti rileva il sostenuto incremento degli investimenti in tecnologie di Intelligenza Artificiale nel mondo. Anche nel nostro Paese qualcosa inizia a muoversi, anche se l’Italia deve aumentare gli investimenti in ricerca e innovazione, pari nel 2017 a solo l’1,35% del PIL, molto lontani dalla quota del 3% richiesta dall’UE entro il 2020.
Nel mondo nel 2017 sono stati investiti 16,3 miliardi di dollari in startup di Intelligenza artificiale, più che raddoppiando il valore del 2016, questo anche grazie all’esplosione degli investimenti in Cina (36,0% del totale), divenuta il secondo mercato globale della AI dopo gli Stati Uniti (49,0%). L’Europa nel quadro rappresenta l’8,0% del mercato. Al trend si accompagna una forte crescita nell’utilizzo di robot industriali nel mondo, arrivati a 2,1 milioni di unità nel 2017 e con una crescita annua prevista del +9% al 2021, quando saranno quasi 4 milioni.

Intanto, la sensibilità sul tema della AI sembra crescere anche in Italia, con una serie di tappe che hanno segnato il progresso del cammino della tecnologia nel nostro Paese. Cammino che a marzo del 2019 ha visto l’attivazione da parte del Mise di un Gruppo di lavoro composto da 30 esperti per l’elaborazione di una Strategia italiana per l’Intelligenza artificiale entro l’anno, conforme alle direttive sulla AI già emanate dall’UE. Sul fronte della ricerca nel campo della AI, l’Italia risulta però essere ancora indietro rispetto ad altri Paesi, anche se recupera una posizione nella classifica salendo dal 9° all’8° posto nel mondo per pubblicazioni in Intelligenza artificiale.

“Nell’industria tecnologica globale odierna vi sono spazi di mercato ed opportunità per nuovi modi di pensare, nuovi design da implementare e innovazioni da sfruttare – commenta Valerio De Molli, managing partner e CEO di The European House Ambrosetti -. Il continuo miglioramento degli algoritmi di Intelligenza Artificiale potrà portare l’umanità dentro una nuova era tecnologica, con effetti dirompenti analoghi a quelli che ebbe la diffusione dell’elettricità nelle società moderne. Dobbiamo scommettere su scienza, tecnologia, ricerca e innovazione per immaginare un Paese sostenibile, all’avanguardia e competitivo”.
Interessante infine l’insight che il rapporto propone sull’introduzione di nuove tecnologie in due delle principali città italiane, Milano e Torino, che si distiguono quali campioni di innovazione. Milano ha nello specifico avviato un piano per l’interoperabilità dei dati, e a livello di PA vede l’implementazione del fascicolo digitale del cittadino e il pagamento digitale dei tributi. Oltre allo sviluppo di Mind – Milano Innovation District, hub dedicato all’innovazione che sorge presso l’area ex Expo, nel capoluogo lombardo sono anche in atto sperimentazione sul 5G e sugli smart building.

Torino si distingue invece per l’impiego di droni nel controllo del traffico e il monitoraggio delle infrastrutture e per la sperimentazione della guida autonoma in città: la diffusa presenza della fibra ottica, di sistemi di rilevamento del traffico, di sensori in corrispondenza dei semafori, telecamere intelligenti agli incroci e spire sotto l’asfalto per rilevamento del passaggio di vetture offrono infatti il contesto ideale per testare le soluzioni di guida automatizzata. Notevole è quindi l’impiego di robot nelle fabbriche sul territorio e forte l’impegno torinese sull’edilizia circolare e sul riciclo e la riconversione degli oggetti in plastica.