Si legge una certa discrepanza nei risultati del sondaggio condotto da Doxa sull’impatto di robot e intelligenza artificiale sul lavoro in Italia, commissionato da Aidp-Lablaw (associazione italiana per la direzione del personale). L’89% delle aziende intervistate ritiene infatti che AI e robotica non potranno mai sostituire del tutto il lavoro delle persone, contribuendo invece a migliorare il lavoro. Da controcanto fa il dato che indica in un 75% la percentuale dei rispondenti che pensa l’introduzione delle tecnologie sulla scorta della digitalizzazione porterà a una perdita di posti di lavoro.
La chiave di lettura è però semplice: a risentire dell’introduzione di robot e AI nelle aziende saranno le occupazioni manuali e a basso contenuto professionale, escludendo dal mercato del lavoro i soggetti con livelli di scolarizzazione più bassi e meno qualificati. Robotica e intelligenza artificiale innalzano insomma l’asticella nel mondo occupazionale, e il fenomeno sarà di largo respiro dal momento che l’indagine mostra come il 61% delle aziende si dichiara pronta a introdurre queste tecnologie nelle proprie organizzazioni, e solo l’11% si dice fortemente contrario.
I motivi per l’adozione sono molteplici: al primo posto la convinzione che grazie a robot e AI il lavoro possa essere reso meno faticoso e più sicuro, per il 93% dei rispondenti. Seguono quindi aumento di efficienza e produttività, per il 90%, e raggiungimento di risultati impensabili in precedenza (85%). Intelligenza artificiale e robot migliorano anche, laddove introdotti, aspetti specifici del lavoro, consentendo una maggiore flessibilità dell’orario lavorativo (38%), una riorganizzazione di spazi di lavoro e uffici (35%), la promozione di servizi di benessere e welfare per i lavoratori (31%), lavoro a distanza e smart working (26%) e la riduzione dell’orario di lavoro (22%).
Dove vengono infine inserite queste tecnologie? Nel 56% dei casi, le aziende le hanno adottate a supporto del lavoro delle persone, dato che conferma come robotica e AI siano da considerarsi sostanzialmente come un’estensione delle capacità umane, e non una loro sostituzione. Nel 33% delle aziende AI e robot sono stati invece utilizzati per svolgere attività inedite e che prima non esistevano. Vero è però che nel 42% dei casi questi sistemi hanno di fatto sostituito dipendenti nelle mansioni che questi svolgevano in precedenza. Il dato conferma pertanto la necessità da parte dei direttori del personale di farsi carico di un cambiamento profondo che si sta facendo strada nel panorama del lavoro.