Cinque punti di Potti sul digitale al Ministro Di Maio
05/07/2018
digitale Potti CNCT lettera Di Maio

Riportiamo estratti della lettera in cinque punti a Luigi Di Maio scritta da Gianni Potti, presidente CNCT, Confindustria servizi innovativi e tecnologici, sull’importanza di proseguire nell’impegno su Industria 4.0 sulla scorta di quanto già fatto dal precedente ministro Calenda. Potti sostiene infatti quanto sia fondamentale non disperdere i buoni risultati portati da misure quali il superammortamento al 250% per il cambio dei macchinari e del software annesso nelle aziende. La misura ha infatti portato un incremento del 10% nelle vendite di macchine utensili nel 2017 sull’anno precedente. Misure che l’Italia ha peraltro già intrapreso in ritardo di cinque anni rispetto ai processi di trasformazione già partiti in Germania e nelle altre economie nordeuropee.

digitale lettera Potti Di Maio“Ad oggi l’unica leva che funziona su Industria 4.0 è l’iperammortamento al 250% – scrive Potti -. Tutto il resto è quindi da fare, a partire dalla rete dei competence center, appena approvati in graduatoria. Quindi caro Ministro teniamo le cose buone e cambiamo rotta – presto e bene – su quanto c’è da fare! Mi spiego meglio. L’iperammortamento al 250%, dedicato al cambio dei macchinari e del software annesso, nelle aziende è utilissimo per rigenerare il parco macchine del Paese, ma Industria 4.0 non può essere e non è solo una leva fiscale. E’ molto di più, è la trasformazione del sistema industriale europeo, è la re-ingegnerizzazione del processo produttivo, è il ripensamento totale del rapporto prodotto/servizio. Questa la prima questione da risolvere, ovvero come stimolare, anche con incentivi e voucher la parte del processo produttivo della consulenza, del cloud, della sensoristica, dei social, del marketing, degli analytics e big data, della cybersecurity e così via”.

Il presidente CNCT tocca quindi la questione relativa alla implementazione dei competence center in Italia e al loro collegamento con i Digital Innovation Hub.  “Fino ad oggi, sulle finalità del Digital Innovation Hub eravamo tarati su quanto interpretato dalla strategia ‘Digitising European Industry’, considerando il DIH lo strumento operativo per indirizzare le imprese alle competenze disponibili (Centri di Competenza) e riportato nelle varie precedenti presentazioni MISE, in questo anno e mezzo, in termini di strategie di digitalizzazione sul territorio nazionale.Viceversa nel Bando MISE, pubblicato il 30 gennaio, dedicato ai Centri di Competenza ad alta specializzazione, il ruolo dei DIH è stato fortemente ridimensionato (vedi Art. 1 comma n) e Art. 3 comma 2)) creando – a mio avviso – diversi problemi a breve e nel lungo periodo. E mi spiego meglio. Dalla lettura del bando e ora in assegnazione, di quanto dice la Commissione Europea sarà possibile chiarire la diversa interpretazione del ruolo dei DIH data dal MISE rispetto a quella consolidata a livello comunitario?”  Potti sostiene dunque che l’obiettivo da perseguire subito è rendere coerenti i Competence Center con i Digital Innovation Hub, luoghi diffusi nei territori dove si incontra la PMI con il mondo universitario e del digitale. Per questo, i DIH devono diventare il contatto delle PMI con Industria 4.0 altrimenti non ci porteremo appresso il vero cuore produttivo dell’Italia.

“La terza questione – continua Potti – è come il piano Industria 4.0 si integra o potrà integrarsi, con Unione Europea, Regioni e Camere di Commercio. Sto pensando sia ai PDI, questi nuovi punti di innovazione digitale delle Camere di Commercio, sia alla fitta rete di competenze sovrapposte rappresentate dalle singole Regioni, destinatarie dei veri grandi (in senso monetario) finanziamenti europei POR, FESR etc. Regioni che a mio avviso sono attori importantissimi nei territori, perché a diretto contatto delle imprese e delle partite dei fondi comunitari su innovazione e ricerca, oltre che su reti, filiere e distretti (a seconda delle casistiche)”. L’obiettivo è quindi costituire una cabina di regia del Governo con la Conferenza delle Regioni e le Camere di Commercio, per una strategia condivisa e soprattutto per evitare sovrapposizioni e sprechi.

digitale Potti CNCTPotti prosegue quindi con la quarta questione, che concerne la promozione dell’innovazione delle PMI: “Il modello tedesco è fatto di risparmio (energetico, manutenzioni, tempistiche etc) e produttività. Ma è un modello, quello tedesco, trainato dalle grandi aziende, a servizio dei grandi gruppi. E si noterà che il piano italiano (iperammortamento e competence center) è tutto costruito intorno ai grandi gruppi multinazionali. Se invece guardiamo ai giapponesi scopriremo un tessuto più simile al nostro manifatturiero fatto di PMI, guardando al modello human technology oriented che rimette la tecnologia al servizio della persona. Le PMI – a mio parere – sono la chiave per raggiungere la crescita sostenibile di medio e lungo termine necessaria all’Italia. Come dice il primo ministro giapponese Shinzo Abe: ‘Le PMI sono la chiave per diffondere la quarta Rivoluzione Industriale in Giappone. Promuoveremo e supporteremo l’introduzione di IT e robot adatti ai bisogni di aziende di medie e piccole dimensioni in base alle condizioni aziendali di ogni impresa’. Si punta chiaramente ad una tecnologia dedicata alle persone e a vivere meglio le nostre città”.

All’ultimo punto per ordine, ma non certo per importanza, il presidente tocca quindi l’importanza di coinvolgere i giovani nel processo di trasformazione digitale. “Noi siamo tra quelli che ci credono e non mollano, convinti che politica assente o presente (certo sarebbe utile avere buona politica presente…) spetta a noi imprenditori il vero cambio di passo, e questo (magari lentamente, specie nelle PMI…) sta avvenendo! Noi imprenditori per primi siamo coscienti della rivoluzione contenuta nell’Industria 4.0. La prima rivoluzione digitale deve avvenire nelle teste di noi imprenditori e nelle competenze, con skill diversi e più elevati, con l’elemento umano al centro dell’Industria 4.0. Decisivo in questo processo il coinvolgimento dei giovani, sapendo mescolare la naturale predisposizione dei giovani per il digitale con il profondo sapere che da sempre abbiamo nelle nostre imprese”.

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