Si è concluso con grande soddisfazione di tutte le parti il primo Forum bilaterale Italia-Cina sulla macchina utensile tenutosi con Ucimu a Pechino il 30 novembre scorso. Il Made in Italy della macchina utensile si è raccontato e confrontato con i produttori cinesi di macchine, alla presenza di aziende come Omera, BLM, Rettificatrici Ghirindelli, Marposs, Salvagnini, Breton, C.B. Ferrari, Jobs, Mandelli Sistemi, Pama, Parpas, Pietro Carnaghi e Riello Sistemi, accompagnate da Massimo Carboniero, presidente Ucimu – Sistemi per produrre, dall’ambasciatore italiano in Cina Francesco Sequi, dal viceministro per lo Sviluppo Economico Ivan Scalfarotto e dal presidente dell’ICE Michele Scannavini.

“E’ stata una missione che Ucimu ha voluto preparare in squadra con il sistema-Paese , con cui ora vuole condividere il successo – dice Carboniero, esprimendo la propria soddisfazione -. Volevamo raccontarci a fondo e a tutto tondo per fissare un punto d’inizio, e rinnovare in modo strutturale i nostri rapporti con gli amici industriali della Cmif (China Machinery Industry Federation) e del Cmtba (China Machine Tool Builders’ Association), con i dirigenti dell’alta amministrazione di Pechino, con i ricercatori e gli opinion makers”.



Il Made in Italy dei sistemi per produrre vale 8 miliardi di prodotto, con 400 imprese e 32 mila addetti e una quota di export del 60%, di cui l’11% consta di macchine utensili consegnate in Cina. Una quota pari a quella richiesta dai grandi mercati tradizionali, Germania e USA, che sottolinea il ruolo trainante del Paese come ‘Fabbrica del mondo’. Un trend di lungo periodo in cui il settore della macchina utensile italiano può proporsi come partner, in una logica win win. “Sia negli interventi che negli incontri ho insistito su un punto – continua il presidente Ucimu -: lo sviluppo in corso delle tecnologie produttive Made in Italy in chiave Industry 4.0, anche grazie alle misure confermate dal Mise, può essere un asset utile per l’industria cinese, che esattamente come quella italiana sperimenta la concorrenza di prezzo praticata da nuovi competitor. Per questo Pechino, nell’ambito del Piano China 2025, sta lavorando per diventare primario player in alcuni dei primari settori manifatturieri, tra i quali spiccano robotica e automazione”.

Tra le principali direttrici del Piano China 2025 figurano macchine a controllo numerico di fascia alta, sistemi multi-assi, tecnologie capaci di assicurare velocità, precisione, interconnessione, integratori, sistemi di additive manufacturing, sviluppi nell’impiego dei sensori e sistemi di controllo remoto. “C’è una grande compatibilità fra la loro strategia-Paese e la nostra offerta di prodotti, innovazione, cultura industriale, abitudine alla globalità – conclude Carboniero -. Nel primo Forum bilaterale abbiamo definitivamente compreso e deciso che cooperare è una grossa opportunità per entrambi. E cominceremo subito”.

Il Forum si è concluso con la firma di un memorandum of understanding fra il Politecnico di Milano e la Tsinghua University per lo sviluppo sinergico di programmi di ricerca e formazione utili ai sistemi manifatturieri dei due Paesi.