L’Italia è una eccellenza nella ricerca sull’Intelligenza Artificiale, anche sui fronti della regolamentazione come ha evidenziato il recente caso della polemica legata all’uso di ChatGPT. Il tema viene trattato in un interessante video intervista a cura di Open Innovation Regione Lombardia, ospite Nicola Gatti, docente di Computer science e Intelligenza artificiale al dipartimento di elettronica, informazione e bioingegneria del Politenico di Milano, codirettore dell’Osservatorio Intelligenza Artificiale del PoliMi e coordinatore dello Spoke 4 di FAIR.
Fair – Future Artificial Intelligence Research, è in particolare un partenariato esteso, finanziato dal MUR nell’ambito del PNRR con 114,5 milioni di euro, espressamente dedicato allo sviluppo delle applicazioni della AI.
“Il caso ChatGPT è molto interessante, in quanto l’Italia è stata la prima a livello mondiale a sollevare criticità in merito allo strumento – esordisce Gatti -. Alla base non vi era un tentativo di bloccare la ricerca in ambito AI, quanto un problema relativo alla privacy e protezione dei dati, che il Garante ha poi elaborato e risolto con OpenAI, aziende che ha prodotto ChatGPT. Il caso ha comunque dato ulteriore forza alla discussione in corso sulla necessità di una regolamentazione della AI. Alla definizione di una regolamentazione della AI, Italia ed Europa sono infatti partite fin da subito, nel 2018, mentre altrettanto non è avvenuto a livello di Cina e Stati Uniti. Recentemente, figure di spicco come Elon Musk hanno quindi rimarcato quanto oggi regolamentare e definire cosa la AI può e deve fare sia cruciale per il nostro futuro”.
ChatGPT è considerata oggi in qualche modo l’emblema della AI, in virtù delle sue molte interessanti future applicazioni in ambiti molto specifici. Esiste però un altro ambito di ricerca che pertiene la AI di tutti i giorni, come chiarisce Gatti, con tantissime tecniche che si prestano a essere utilizzate nelle aziende e nella vita di tutti i giorni.
“Esempi molto banali riguardano il mondo del manufacturing – spiega Gatti -, del commercio, del marketing e potenzialmente anche quello dell’educazione. Sia McKinsey che Stanford, ma anche la Comunità Europea, hanno stimato che il valore che l’AI può dare a livello di mercato globale si attesta attorno al 15% del PIL mondiale nel 2030. Circa il 50% di questo valore aggiuntivo al PIL mondiale sarà relativo ad applicazioni di AI nel commercio e nel marketing, mentre circa il 35% in ambito manifatturiero. Ciò dimostra che già oggi è possibile fare qualcosa sfruttando non per forza strumenti complessi e potenti, oltreché probabilmente onerosi dal punto di vista dei costi, ma è possibile fare cose più semplici ma dall’impatto molto più pervasivo”.
La creazione del partenariato FAIR si colloca quindi in un contesto in cui la ricerca scientifica italiana in ambito AI è molto sviluppata, e dove il nostro Paese si colloca tra le principali eccellenze in termini di competenze, di produzione scientifica. Mentre il principale deficit nazionale riguarda invece il fronte delle infrastrutture.
“Se prendiamo ancora ad esempio ChatGPT, in Italia oggi abbiamo le competenze e le capacità per replicare strumenti simili – afferma Gatti -. Ciò che manca sono proprie le infrastrutture di calcolo: ChatGPT solo per la fase di addestramento necessita ad esempio di macchine per oltre 100 milioni di euro, che devono poi operare per molto tempo. Nel PNRR si è quindi deciso di intervenire a vari livelli, in primo luogo quello della ricerca scientifica, creando una rete di eccellenza costituita da 10 Spoke, di fatto centri sparsi in tutta Italia ciascuno con delle competenze specifiche. Lo spoke milanese che io coordino è quindi eccellente per tutto quanto concerne il machine learning, sia in ambito online che offline. Il partenariato FAIR mette quindi insieme a livello italiano delle eccellenze sia dal punto di vista accademico, con l’obiettivo di migliorare il nostro know-how e renderci più forti a livello internazionale, sia alcune imprese eccellenti che saranno quelle che ci immaginiamo traineranno lo sviluppo tecnologico nella AI”.
Oltre a questa iniziativa che lavora sul fronte della ricerca scientifica, il Mise ha quindi messo sul piatto una serie di finanziamenti per alcuni miliardi di euro per favorire l’utilizzo e lo sviluppo di soluzioni di AI tra le PMI. “Nello specifico caso del partenariato esteso per l’AI, si prevedono circa 1 milione di euro che saranno dedicati tramite dei grant per fondi a cascata per le PMI – conclude quindi Gatti -. L’obiettivo è coinvolgere delle aziende, stringendo delle relazioni tra mondo della ricerca nella AI e il mondo delle imprese, che è fondamentale per lo sviluppo del Paese. Sicuramente, un tema oggi in discussione, nel nostro spoke milanese ma anche a livello nazionale, è quindi lo sviluppo di una AI sostenibile in collaborazione con le aziende, ovvero una AI che non richieda una quantità di computazione, di energia e di hardware eccessiva, e che sia in qualche modo anche green. A tale proposito, cito lo spoke di Cosenza il cui tema è esattamente Green AI, e che vorrebbe concentrarsi su tutto ciò che è la sostenibilità associata alla AI”.