Italia 4.0

Vale 540 milioni di euro il mercato Agricoltura 4.0 in Italia

Il mercato italiano delle soluzioni per Agricoltura 4.0 vale 540 milioni di euro, segnando nel 2020 una crescita del 20% nei dati dell’ultimo Osservatorio Smart Agrifood della School of management del Politecnico di Milano e del Laboratorio Rise (Research & Innovation for smart enterprises) dell’università degli studi di Brescia.

Nel mondo il fatturato delle tecnologie per agricoltura ha raggiunto i 13,7 miliardi di dollari, segnando una crescita del +79% sull’anno precedente. Una forte e ulteriore accelerazione è quindi attesa per le tecnologie digitali nel settore agroalimentare, soprattutto in Italia, dove ad oggi a essere coltivato con l’ausilio di tecnologie e strumenti innovativi è solo il 3-4% di tutta la superficie coltivata, offrendo pertanto ancora enormi margini di crescita. Tra le soluzioni adottate dal settore agroalimentare nel 2020, a prevalere sono ancora quelle legate al Precision farming, che si avvale di sensori e piattaforme per il monitoraggio delle attività sui campi, principalmente per controllare lo stato delle colture, le condizioni dei terreni e del meteo. Pochi ancora gli investimenti sul fronte dell’analisi dei dati, che pertiene all’ambito dello Smart farming, che grazie ad esempio ad AI e machine learning può supportare il lavoro degli agricoltori suggerendo soluzioni più complesse per l’ottimizzazione dei processi.

Il ventaglio tecnologico di soluzioni Agritech disponibili è quindi davvero ampio. Secondo i dati dell’Osservatorio Smart AgriFood, in Italia la crescita delle soluzioni tecnologiche in ambito agricolo è trainata da sistemi per il monitoraggio e il controllo di mezzi e attrezzature agricole, con una quota del 36% del mercato, seguiti da macchinari connessi (30%) e software gestionali, il 13% del totale. Gli strumenti gestionali erano fino a pochi anni fa la voce principale tra le soluzioni presenti nelle aziende agricole. Le soluzioni per il monitoraggio remoto dei terreni valgono l’8% del mercato, i sistemi di supporto alle decisioni pesano un 5%, mentre il 4% è rappresentato da soluzioni per la mappatura di coltivazioni e terreni. Iniziano poi a farsi strada i robot, che entrano nelle attività in campo per un 2%.

L’Osservatorio ha individuato 538 soluzioni dedicate alle coltivazioni in campo aperto, 100 in più del 2019. Il 79% delle soluzioni è a supporto della fase di coltivazione, il 45% della semina e il 35% per le operazioni di raccolta (le soluzioni spesso coprono più fasi). Il 16% è relativo alle fasi di pianificazione. Il 61% dei sistemi è utilizzabile trasversalmente in più settori, mentre tra quelli specifici prevalgono quelli per ortofrutta e vitivinicolo, 17% ciascuno, seguiti dal 16% delle soluzioni per il settore cerealicolo.

Dal punto di vista delle tecnologie più diffuse, al primo posto si trovano i data analytics, con il 73%, seguito da piattaforme e software di elaborazione con il 68%. L’IoT è presente nel 54% delle soluzioni, in crescita del +4% sul 2019. Soluzioni di mobilità e geolocalizzazione sono impiegate nel 38% dei casi, mentre apparati per veicoli e attrezzature connesse sono il 25%. Cresce poi il ruolo del cloud, che pesa per un 19% e segna un aumento del 10% sull’anno precedente, mentre AI e machine learning detengono ancora un ruolo minore, presenti nel 12% dei casi.

L’Agrifood si conferma infine al terzo posto tra i settori per adozione di progetti Blockchain, dopo Finance e PA. La tecnologia è alla base del 18% delle soluzioni di tracciabilità adottate nell’agroalimentare, in aumento del +59% e destinate a svolgere un ruolo sempre più rilevante, per ripensare l’efficienza delle supply chain e aumentare la sostenibilità sociale e ambientale, assicurando trasparenza e condivisione della conoscenza fino ai consumatori. Oltre alla blockchain, le soluzioni per tracking alimentare censite fanno uso del mobile, presente nel 25% delle soluzioni e in crescita del 65%, e di data analytics (57%) e IoT (47%). Infine, i progetti di blockchain sono stati adottati in primo luogo per cogliere opportunità commerciali, (61%), per incrementare l’efficienza della supply chain (45%) e per garantire la sostenibilità (24%). Il 15% mira ad agevolare le procedure di richiamo prodotto, e il 14% li ha introdotti in funzione anticontraffazione, a tutela della qualità del Made in Italy agroalimentare.