Salvatore Majorana è il direttore del Kilometro Rosso a Bergamo, un parco scientifico e tecnologico deputato all’incontro tra la ricerca e le imprese. La struttura raccoglie oggi 60 tra imprese e centri di ricerca, impegnando circa 1.700 persone che ogni giorno lavorano nell’area del Kilometro Rosso.
Qui viene promosso il dialogo tra imprese e centri di innovazione per sviluppare processi e progetti di innovazione, che sempre più rappresentano la chiave del successo sui mercati delle aziende.
“Kilometro Rosso nasce dall’iniziativa e dall’intuizione di Alberto Bombassei, che all’inizio degli anni 2000 decide di trasferire la sua azienda, la Brembo, all’interno di quest’area – racconta Majorana -. Fu Bombassei allora a intuire che fare innovazione sarebbe stato il tratto distintivo vincente del futuro, ma non solo. La sua intuizione fu soprattutto nel capire che non solo che la ricerca sarebbe diventata un elemento strategico per la sopravvivenza delle aziende, ma che questa non poteva più essere condotta solo internamente dalle proprie risorse ma condivisa e portata avanti nello scambio tra diversi soggetti. Vi sono idee ovunque, e non è detto che quelle migliori vengano alle persone della propria azienda. Mettere le idee al servizio di tutti per una missione comune, per sviluppare prodotti innovativi, è quindi il principio fondante del parco scientifico bergamasco”.
L’essere infine a Bergamo è qualcosa che fa la differenza, come sottolinea Majorana: Bergamo è, dopo la vicina Brescia, la seconda provincia nella classifica europea per valore aggiunto nella produzione manifatturiera, ponendosi così insieme alla capofila davanti alle città tedesche e francesi.
“In questa graduatoria, figurano ben nove province italiane tra le prime 20 – aggiunge quindi Majorana -. L’Italia nella produzione manifatturiera è un campione a livello europeo, e il nostro Paese, e a maggior ragione la Lombardia, non hanno per niente perso la loro vocazione manifatturiera. E se è vero che il nostro Paese continua a essere la seconda manifattura d’Europa, è altresì vero che siamo al primo posto per valore aggiunto nella produzione nel campo farmaceutico. Si sente spesso parlare di declino del nostro Paese: in realtà, il declino del Paese sta nella rinuncia a guardare al futuro, ancorandosi alle tradizioni e a ciò che è consolidato. Il mondo oggi cambia talmente velocemente che chiunque si fermi per difendere lo status quo ha perso per definizione. Innovare e fare un passo avanti è quindi fondamentale, e questo è il meccanismo con il quale le industrie italiane vincenti, e sono tantissime, possono insegnare alle altre come si fa industria”.