Diversi fattori contribuiscono a sfatare i timori diffusi per cui l’automazione con robot e cobot in fabbrica metterebbe a repentaglio l’occupazione. Alessio Cocchi, sales development manager Universal Robots in Italia, ribadisce quindi un assunto da tenere come fondamentale, ossia che da sempre nella storia dell’uomo l’evoluzione tecnologica ha prodotto un saldo occupazionale positivo.
“Lo stesso computer, il cui avvento si paventava avrebbe fagocitato centinaia di migliaia di occupati, ha finito per crearne molti di più – esordisce Cocchi -. Il punto sta proprio qui: la tecnologia semplifica i processi e rende obsolete alcune figure professionali, rendendo di contro necessarie altre figure spesso più formate, qualificate e meglio remunerate”.
Certamente per fare funzionare l’equazione per cui +tecnologia corrisponde a +lavoro, è indispensabile introdurre un termine medio ineliminabile, secondo Cocchi, che è quello della formazione. “Vorrei su questo tema caldo del rapporto fra robot e lavoro chiarire innanzitutto la concezione di cobot che abbiamo in Universal Robots: un cobot è un braccio robotico piccolo, facilmente programmabile e in grado di operare a fianco degli addetti in sicurezza. Il robot collaborativo serve quindi proprio a collaborare con gli esseri umani, svolgendo al loro posto le attività più faticose, ripetitive e che richiedono meno creatività e sensibilità, che restano appannaggio degli uomini. Si parla pertanto di collaborare, non di sostituire”.
Cocchi cita quindi i dati del report Global Collaborative Robots Market, che prevedono una crescita del +60% per il mercato della robotica collaborativa tra 2017 e 2021, contro l’11,5% della robotica tradizionale. Numeri che tracciano la via di un nuovo modello di fabbrica, dove l’uomo utilizza strumenti evoluti sotto il suo controllo, che consentono alle aziende di produrre di più a costi minori.
“Ci sono molte evidenze, e lo riscontriamo nelle esperienze dirette dei nostri clienti, che l’impiego dei cobot ha innalzato la produttività, generato nuove assunzioni e consentito alle aziende di riassorbire attività prima esternalizzate per mancanza di mezzi produttivi – dichiara quindi il manager di UR Italia -. Secondo un’analisi del World Economic Forum, nei prossimi quattro anni la tecnologia creerà 58 milioni di nuovi posti di lavoro. Secondo stime del WEF, l’automazione andrà a sostituire 75 milioni di posti di lavoro, ma porterà all’assunzione nelle imprese di 133 milioni di nuovi addetti. Nuove figure professionali verranno infatti chiamate a sviluppare strumenti tecnologici, manutenerli, programmarli e integrarli, con un saldo tra posti di lavoro creati e posti di lavoro erosi per sostituzione decisamente positivo”.
Veniamo quindi all’ingrediente cruciale che solo potrà far concretamente ingranare queste previsioni, ovvero la formazione, indispensabile per sfruttare tutte le opportunità dischiuse dall’automazione. “I dati dell’ultimo Osservatorio delle Competenze Digitali relativi all’Italia esemplificano bene cosa significhi perdere il treno dello sviluppo – mostra Cocchi -: in Italia il rapporto tra richiesta nel mercato di figure professionali in area ICT e automazione e laureati in possesso delle conoscenze richieste è di 8 a 1. In Italia nel 2017 sono stati pubblicati in rete 64 mila annunci di lavoro inerenti Cloud computing, Big data, robotica e Cyber security a fronte di poco meno di 8 mila laureati con i requisiti necessari. Un deciso investimento per formare nuovi e più qualificati professionisti è dunque necessario”.
“Guardando al futuro, ritengo che lo scenario della Fabbrica 4.0 in cui oggi ci stiamo muovendo sia destinato a venire superato – riflette in conclusione Cocchi -. L’obiettivo verso cui stiamo marciando, e sulla base del quale noi stessi pensiamo i nostri cobot, è infatti quello di una fabbrica e di un’industria che valorizzino sempre più l’uomo e le sue incredibili capacità. Ci piace definirla Industria 5.0, quella cioè che, proprio a seguito dell’integrazione spinta dell’automazione nei processi produttivi, recupera il ruolo dell’essere umano e lo valorizza appieno con l’ausilio di strumenti evoluti che collaborino con lui”.