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CPU miniaturizzata IBM blockchain ready

IBM ha annunciato di aver costruito il più piccolo computer al mondo, una CPU delle dimensioni di solo 1 mm x 1 mm e progettata da zero per funzionare con la tecnologia Blockchain. La CPU è più piccola di un granello di sale, e promette di rivoluzionare il settore IoT anche in virtù dei bassi costi di produzione, che sarebbero intorno ai 10 centesimi. Costo talmente basso che consentirebbe di incorporare il componente in qualsiasi oggetto, dotandolo di capacità di autenticazione digitale ma anche per eseguire la sintesi dei dati e le attività di analisi dei dati locale, spesso legate ai dispositivi IoT.

Unico limite della CPU è la limitata quantità di memoria disponibile, compromesso necessario per mantenere le dimensioni tanto ridotte, tanto che il dispositivo potrebbe essere paragonato a una processore desktop degli anni ’90. IBM per alimentare il minuscolo chip ha quindi lavorato a numerose innovazioni. Un primo prototipo è stato costruito con l’obiettivo di renderlo il più piccolo possibile: il team di sviluppatori ha quindi impiegato un metodo in cui una regione di fotodiodi è stata illuminata con luce laser, procedimento che ha generato l’energia necessaria al funzionamento. In questo modo la configurazione è compatta, ma richiede che laser e lettore diano disposti in modo specifico, potendo funzionare ad esempio bene su una linea di montaggio, ma non adatto a funzionare ovunque.

L’azienda sta quindi valutando altri approcci, mutuati ad esempio dalla tecnologia RFID dove un’antenna verrebbe impiegata per raccogliere le microonde per fornire potenza wireless, ma in tal caso l’antenna dovrebbe essere più grande del computer. Sono quindi allo studio batterie compatte, che allo stato odierno della tecnologia non forniscono però ancora la densità di potenza necessaria. IBM attualmente è impegnata nella creazione di prototipi iniziali della configurazione ottica descritta sopra, con previsione di completare un primo prototipo compatibile RF entro fine 2018. Il team spera quindi di avere prototipi completi che potranno essere messi alla prova con applicazioni pratiche entro due anni, per spingere successivamente alla loro commercializzazione.