L’asset della formazione è tema cruciale nel contesto di trasformazione digitale e culturale in atto tra le imprese in Italia, e la continuità o meno delle misure avviate dal Governo è al centro dell’attenzione. Rincuorano allora le parole del neo-ministro al Miur Marco Bussetti, che in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore conferma l’intenzione di non smontare la Buona Scuola, mantenendo e anzi lavorando per migliore l’alternanza scuola-lavoro, in quanto strumento che fa bene al Paese. “Vogliamo capire, approfondire, non calare dall’alto – dice il responsabile del Miur -. Sono un uomo di scuola, sono un dirigente dello Stato e ho diretto un ufficio territoriale dai grandi numeri come quello di Milano. So cosa vuole dire ‘subire’ le riforme, le continue sterzate. Dobbiamo agire nei confronti della scuola con responsabilità e pragmatismo».
Il contratto di governo parla di una revisione dell’alternanza, che come spiega Bussetti prevede un impegno volto a dare regole più chiare migliorando la qualità di progetti. “L’alternanza ha sicuramente dei lati positivi, come anche altri da rivedere – spiega infatti il ministro -. Dobbiamo considerare che per i ragazzi è un importante primo contatto con il mondo del lavoro, hanno la possibilità di conoscere da dentro le imprese e le realtà professionali nelle quali, domani, si potranno collocare. È una forma di orientamento che fa bene ai giovani e al Paese. Di certo, dei correttivi vanno fatti. L’obbligatorietà, in alcune occasioni, ha fatto venire meno la qualità. Vogliamo che sia un’opportunità per le scuole, e non percepita come un dovere. Forse lo stesso nome, alternanza, non rende chiari gli obiettivi di questi percorsi che servono per orientare e avvicinare al lavoro. Di sicuro vanno riviste le Linee guida che non hanno saputo offrire un quadro certo di regole agli istituti generando dubbi e qualche criticità”.
A tal proposito, è anche prevista per il prossimo anno la partenza delle lauree professionalizzanti, al cui riguardo Bussetti aggiunge: “La sinergia tra diverse parti del sistema è necessaria: è così che possiamo evitare che anche un solo ragazzo si allontani dagli studi perché non trova percorsi utili o efficaci per sé. Un’offerta ampia, con sbocchi reali nel mondo del lavoro, è la strada migliore per favorire la crescita del Paese”.