Italia 4.0

Bassanetti di Ucimu e le prospettive globali delle macchine utensili italiane

Il primo trimestre del 2019 ha fatto registrare una flessione media del -8,5% negli ordini di macchine utensili in Italia, nello specifico pari a -9,8% negli ordini interni e a -8,2% su quelli provenienti dall’estero. Sergio Bassanetti, vice presidente Ucimu, mostra però ottimismo leggendo i numeri di questo inizio anno come un calo fisiologico atteso dopo un biennio d’oro.

“Nel 2017 il nostro settore è cresciuto del +46% – spiega Bassanetti -, grazie al boom di ordini portati dall’avvento dell’Industria 4.0, con superammortamento e iperammortamento. Nei primi mesi del 2019 vi è stata quindi attesa per il ripristino del superammortamento, poi concretizzatosi con il DL crescita. Sono molto fiducioso che questo darà nuova carica agli imprenditori italiani. Teniamo presente che nel biennio 2017-2018 il 46% delle aziende metalmeccaniche italiane ha aderito agli sgravi fiscali del Piano Industria 4.0. Manca quel restante 54%, composto per la gran parte da piccole realtà e aziende del Sud, e dobbiamo crescere in questa percentuale di adesione, in quanto abbiamo in Italia un parco macchine molto vecchio. E ci aspettiamo per certo un’ulteriore crescita”.

In Italia l’attesa della riattivazione del superammortameno ha quindi certamente contribuito al calo negli ordini, mentre per l’estero Bassanetti vede in gioco diversi fattori geopolitici, come la competizione tra USA e Cina sui dazi che ha indotto un calo della Cina nell’ordine dell’8% sulla produzione di macchine utensili, unitamente alla crisi globale di alcuni settori industriali, quello dell’automotive in primo luogo.

“Il settore auto impegna quasi il 50% del comparto macchine utensili, vivendo un momento di grande incertezza trovandosi in una fase evolutiva per diversi motivi: il trend forte dell’auto elettrica e delle ibride rende incerti mercati un tempo sicuri come quello delle macchine diesel e benzina, creando una situazione di interregno che durerà secondo me ancora alcuni anni. Un settore che va invece molto bene è l’aerospace, cui si affiancano la meccanica pesante, l’energia, il ferroviario. E in questo momento le nostre aziende hanno raggiunto una copertura di ordini in portafoglio mai raggiunta prima, con oltre 7 mesi di copertura, e che sfocia in tanti settori, seppur un po’ meno nell’automotive”.

L’impatto dei dazi alla Cina è quindi molto serio sul settore delle macchine utensili, come analizza Bassanetti: “Una frenata dell’8% sul mercato cinese, che vale 25 miliardi di euro, 1/3 del mercato mondiale di macchine utensili consumate, non può non influire anche sui costruttori italiani. La Cina è il terzo Paese di sbocco per il nostro export di macchine. Come è possibile porre rimedio? Agendo direttamente sul mercato cinese, andando in loco con le nostre aziende per produrre in Cina, alimentando il mercato domestico e portare laddove serve la tecnologia italiana. Si tratta di un mercato da cui non si può prescindere, in quanto produce 1/4 delle macchine utensili al mondo e ne consuma per 1/3. Importanza che cresce se aggiungiamo il resto del mercato asiatico, che fa salire la quota al 53% del mercato mondiale del consumo di macchine utensili. Un mercato su cui le previsioni di crescita dell’Oxford Economics sono del 3,6% annuo per i prossimi anni.

Ed è proprio la presenza nel mondo di aziende italiane che investono sui mercati globali, e in particolare con sbocchi su Paesi a crescita sicura come l’Asia, l’India o il Vietnam, che in questo momento secondo Bassanetti torna a fare fiducia alle aziende italiane. Quanto alla concorrenza rappresentata dalla produzione cinese di macchine utensili per i costruttori italiani, Bassanetti spiega come i numeri ad ora siano ancora bassi, e aggiunge: “Le macchine utensili cinesi stanno arrivando, non si può ignorare, anche se al momento ne acquistiamo in Italia per circa 50 milioni, contro i 350 milioni di euro di quelle che vendiamo in Cina. Un gap ancora quindi molto ampio. Con in più il valore aggiunto della superiorità tecnologica delle nostre macchine, e il vantaggio che i costruttori italiani sono molto bravi a personalizzare le macchine. Questo fa delle macchine italiane un prodotto tailor made, mentre la quota di venduto cinese in Italia consiste di macchine standard, quello è lo ‘Stile asiatico’. Gli italiani sono creativi e bravi anche nel mondo della macchina utensile, e abbiamo per questo un brand molto pagante, anche in Cina”.

Venendo all’Europa, Bassanetti dà quindi una stoccata al cosiddetto derby Francia-Italia sul manifatturiero, mettendo sul tavolo alcune cifre: malgrado infatti la manifattura in Francia abbia superato dello 0,6% quella italiana, nel settore macchine l’Italia produce circa 6,2 miliardi di euro di macchine utensili, ponendo il nostro Paese al quarto posto dei costruttori al mondo, con l’8% della quota mondiale. In questa classifica, la Francia si trova al 12° posto, con una produzione di 750 milioni e una quota dell’1% del mercato globale di macchine utensili.

Il vice presidente di Ucimu sottolinea infine l’importanza per le aziende in Italia di mettersi insieme, in quanto per fare ricerca e sviluppo su digitale e macchine interconnesse servono dimensioni aziendali che permettono di investire, laddove la copertura brevettuale offre alle imprese una maggiore visibilità sul futuro. “Come Ucimu stiamo molto spingendo perché la dimensione crei massa critica fra più aziende, senza essere competitori, per poter affrontare i mercati esteri con un pacchetto di prodotti complementare che possa soddisfare le esigenze dei clienti, e per poter essere presenti su mercati che avranno una crescita certa come quelli asiatici”.

VIDEO intervista completa: http://video.milanofinanza.it/classcnbc/industry-40/Dl-crescita-superammortamento-calo-degli-ordini-macchine-utensili-ne-86204/#