Villani e la condivisione dati per Supply Chain lean & mean in Unilever
Villani Unilever smart supply chain
di Marco Zambelli - 28/07/2017

Le tecnologie digitali e i database relazionali portano maggiore efficienza e semplicità lungo la filiera logistica, grazie alla disponibilità in tempo reale di dati in base ai quali è possibile prendere decisioni in linea con le dinamiche di mercato attuali. E’ quanto sostiene Riccardo Villani, Unilever Group Supply Chain Strategy director, Refreshment, che aggiunge come il cloud consenta inoltre di condividere queste informazioni con tutti gli attori della supply chain, abbattendo costi e tempi necessari alla loro analisi. In tal modo è possibile operare scelte commerciali più efficaci, a condizione di mantenere la coerenza delle azioni con il valore aggiunto dei processi in azienda. Riccardo Villani porta l’esperienza di Unilever alla Tavola Rotonda sulle Supply Chain smart al Connected Manufacturing Forum il 26 Ottobre a Milano.

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Dati tempestivi e condivisi
Iot, Big Data e database relazionali consentono oggi alle imprese di avere una quantità enorme di dati e informazioni, raccolti e resi disponibili già in tempo reale. Tempestività e attualità di questi dati permettono di prendere decisioni in linea con lo svolgersi degli eventi sui mercati, e non più a valle di analisi storiche. In aggiunta, grazie al cloud è possibile condividere queste informazioni tra i diversi attori lungo la filiera manifatturiera, ottenendo analisi ancora più efficaci e con tempi e costi ridotti. A patto però che i dati e le analisi siano coerenti con le esigenze degli utilizzatori, oltreché facili da raggiungere e interpretare. “Utilizzare ad esempio il Long Term Capacity Planning su un database relazionale – dice Riccardo Villani -, che mette in sincrono demand e supply planning rolling per 5 anni, permette di avere una visione globale delle capacità produttive disponibili, delle necessità di investimento e delle potenzialità di miglioramento delle efficienze produttive degli stabilimenti”.


Nuovi servizi e modelli di business
Proliferazione e perfusione di dati lungo tutta la catena del valore può quindi portare alla cosiddetta servitizzazione dell’offerta, ovvero la nascita di nuovi e innovativi servizi che le aziende possono associare ai propri prodotti. A seconda del tipo di prodotto, e del canale commerciale in cui viene venduto, questa può quindi avere un impatto anche sulle Supply Chain. Diversi sono infatti i servizi che possono scaturire: per aziende che si rivolgono direttamente al consumatore finale, le informazioni relative al consumo del prodotto, e alla facilità di consumo, devono poter entrare già nel processo di sviluppo del prodotto stesso, come caratteristiche intrinseche attese dal consumatore. Un impatto molto forte, spiega ancora Villani, le Supply Chain lo hanno con i servizi forniti ai customer di vendita, come il Modern Trade, in cui la tempestività del servizio in quantità, qualità e tempo diviene un imperativo di business. Vero è, continua il Supply Chain strategy director Unilever, che se da una parte le imprese pagano abbondantemente con i Trade Terms le aziende di dettaglio, ricevendo solo in parte i servizi richiesti, la grande distribuzione detta regole e condizioni in maniera assolutamente insindacabile: “Questo andrebbe rivisto nell’ottica di un Win-Win – sostiene Villani -: esperienze fatte da noi con Wall Mart hanno mostrato chiaramente che se ci si unisce costi e ricavi vanno in direzione soddisfacente per entrambi”.

Unilever smart supply chain


Lean & mean. Valori aziendali e spazi di inefficienza
La disponibilità di informazioni può aiutare le imprese ad avviare iniziative più efficaci e coerenti con lo spirito aziendale. Nella corsa alla conquista di nuovi consumatori, oggi le imprese tendono a frammentare la propria offerta in prodotti e servizi che spesso non rispecchiano l’effettivo valore aggiunto dei processi aziendali, né le strutture di costi esistenti in azienda. Come mostra bene il caso che porta Villani: “Inseguire il ‘veganesimo’, ad esempio, ha senso se si è strutturati e dimensionati per il processo di materie prime vegetali, altrimenti i costi di pulizia, di segregazione dei magazzini, di cambio formato, rendono il prodotto non profittevole”. Capita che le aziende immettano prodotti sul mercato per semplici esigenze di vendita o di penetrazione dei mercati, prodotti ritenuti fondamentali da nicchie di mercato che non sono però significative sul bilancio aziendale, riducendo la categoria di prodotti cui appartengono a Tail di prodotto a margine negativo. In aggiunta, occorre rinnovare in maniera ‘intelligente’ i processi e la cultura aziendale, in quanto spesso permangono burocrazie, modalità e comportamenti storici che sono retaggio di mercati o servizi non più attuali, che hanno cessato da tempo di creare valore aggiunto. “Bisogna essere snelli – lean – sostiene Villani – non per moda, ma perché non ci si può più sobbarcare di costi e risorse che non abbiano senso – mean – per il raggiungimento di target aziendali”.


Abbandonare i target funzionali per l’obiettivo aziendale

Le imprese devono quindi tornare ad assegnare un unico target condiviso alle proprie funzioni interne. Negli ultimi anni, tra le aziende si è diffusa la tendenza a ristrutturarsi in silos di funzioni aziendali, ciascuna con propri target funzionali al cui raggiungimento è stata sempre più legata la parte variabile della retribuzione del lavoro. Perdendo però di vista gli obiettivi d’azienda. Villani fa l’esempio dell’utilizzo di un database relazionale per il Long Term Capacity Planning: il Planning aziendale, avendo come target la riduzione delle scorte e il customer service, tende a richiedere ordini di produzione sempre più vicini al momento della vendita. “In tal modo – osserva Villani – la fabbrica si troverà ad avere molti più cambi formato, con perdita di capacità produttiva e aumento degli scarti, e richiederà incremento di capacità con investimenti, ma soprattutto aumenteranno i costi di conversione. Questo porterà a un aumento dei costi di ammortamento, con riduzione di risorse indirette e senza incremento del cash aziendale, a fronte, forse, solo di un miglioramento del customer service”. Per muoversi in un’unica direzione, legando gli effetti delle singole azioni con l’effetto sull’obiettivo aziendale, servono quindi dati disponibili e chiari. Cloud e Big Data, in tal senso, favoriscono la sincronizzazione dei piani aziendali con l’andamento del mercato, rendendo più semplice relazionare attività e raggiungimento degli obiettivi.

Connected Manufacturing Forum Unilever

Il Connected Manufacturing Forum, è l’evento organizzato da Business International/Fiera Milano Media dedicato all’ Italia 4.0 e alla Cultura dell’Innovazione. Utilizzare le tecnologie digitali e applicare l’innovazione al tessuto delle imprese italiane è la vera scommessa di questo momento e il Connected Manufacturing Forum ha l’obiettivo di percorrere i tratti del cambiamento del mondo industriale attraverso tutti gli attori della filiera, fornendo così un aggiornamento reale sull’avanzamento delle aziende e sullo stato dell’arte degli strumenti finanziari introdotti dal Piano Nazionale Italia 4.0.
Per informazioni sull’evento: Giovannina Pelagatti (Conference Manager)

‘Italia 4.0 – Tecnologie per lo Smart Manufacturing’ è la rivista che rappresenta un osservatorio permanente sugli scenari macroeconomici e…