Villani e la condivisione dati nelle Supply Chain lean & mean
Villani Unilever smart supply chain
28/07/2017

Le tecnologie digitali e i database relazionali abilitano lungo le supply chain processi decisionali in linea con le reali e attuali dinamiche del mercato. In aggiunta, la condivisione delle informazioni sul cloud all’interno della filiera logistica può abbattere tempi e costi dell’analisi. E’ quindi importante sfruttare le tecnologie digitali per semplificare e aumentare l’efficienza delle supply chain, operando scelte commerciali che siano però coerenti con il valore aggiunto dei processi delle aziende.

Riccardo Villani, Unilever Group Supply Chain Strategy director, Refreshment, interverrà alla Tavola Rotonda sulle Supply Chain smart al Connected Manufacturing Forum del 26 Ottobre a Milano.

Connected Manufacturing Forum Milano box scuro

IoT, Big Data e disponibilità on Cloud dei dati
La grande disponibilità di dati messi a disposizione dalle nuove tecnologie, e soprattutto i database relazionali, oggi permettono di avere informazioni in tempo reale per poter prendere decisioni non a valle di analisi storiche, ma sempre più in linea con lo svolgersi degli avvenimenti. La possibilità di clouding rende inoltre disponibili le informazioni a tutti i diversi attori della filiera manifatturiera, riducendo costi e tempi di analisi. Importante è che le analisi, e quindi i dati, siano ben mirati alle esigenze degli utilizzatori, ma soprattutto facili da raggiungere e da interpretare. Per esempio utilizzare il Long Term Capacity Planning su un database relazionale che mette in sincrono demand e supply planning rolling per 5 anni permette di avere visione globale delle capacità produttive disponibili, delle necessità di investimento e delle potenzialità di miglioramento delle efficienze produttive degli stabilimenti”.

Nuovi servizi e modelli di business
L’impatto che la servitizzazione dell’offerta può avere sulle Supply Chain dipende molto dal tipo di prodotto e dal canale di mercato in cui si effettua la vendita, e quindi il servizio. Per aziende che si rivolgono direttamente ai consumatori, sicuramente le informazioni di consumo unite alla facilità di utilizzo del prodotto devono necessariamente entrare nel processo di sviluppo del prodotto stesso, intese come qualità intrinseche attese dal consumatore. Un impatto molto forte le Supply Chain lo hanno con i servizi forniti ai customer di vendita, ad esempio il Modern Trade, in cui la tempestività del servizio in quantità, qualità e tempo diviene un imperativo di business. Vero è che se da una parte le imprese pagano abbondantemente con i Trade Terms le aziende di dettaglio, ricevendo solo in parte i servizi richiesti, la grande distribuzione detta regole e condizioni in maniera assolutamente insindacabile, e questo andrebbe rivisto nell’ottica di un Win-Win. Esperienze fatte da noi con Wall Mart hanno mostrato chiaramente che se ci si unisce costi e ricavi vanno in direzione soddisfacente per entrambi”.

Villani Unilever smart Supply chain

Lean & mean. Eliminare spazi di inefficienza ed equilibrare domanda e valori aziendali
La necessità di crescita e di conquista di nuovi consumatori da parte delle imprese porta alla frammentazione dell’offerta con prodotti e servizi non in linea con le caratteristiche di processo e le strutture di costi aziendali. Ci si dovrebbe invece sempre chiedere il valore aggiunto dei processi aziendali, o di step intermedi ad essi, prima di intraprendere azioni o di attivare richieste di informazioni. Inseguire il ‘veganesimo’, ad esempio, ha senso se si è strutturati e dimensionati per il processo di materie prime vegetali, altrimenti i costi di pulizia, di segregazione dei magazzini, di cambio formato, rendono il prodotto non profittevole. Molte attività svolte nelle aziende, compresa la creazione di nuovi prodotti, sono dettate dall’avere a disposizione delle risorse, ma non dalle reali necessità dell’azienda e del mercato. Ci sono prodotti messi sul mercato per esigenze di vendita o penetrazione che riducono il margine della categoria di prodotto a Tail di prodotto a margine negativo, considerate fondamentali da nicchie di mercato non significative sul bilancio aziendale. Inoltre, esiste una burocrazia aziendale che non dà valore aggiunto, ma anche modalità e comportamenti storici che fanno parte della cultura aziendale che sono retaggio di mercati o servizi storici non più attuali. Bisogna essere snelli – lean – non per moda, ma perché non ci si può più sobbarcare di costi e risorse che non abbiano senso – mean – per il raggiungimento di target aziendali”.

Abbandonare i target funzionali per l’obiettivo aziendale
Negli ultimi anni, la remunerazione della parte variabile della retribuzione è stata sempre più legata al raggiungimento di target funzionali. Questo per motivi di contrattazione, e sicuramente per avere riscontri oggettivi dell’impatto della voce ‘personale’ sull’andamento di alcuni parametri aziendali. Il tutto ha portato a una ristrutturazione in silos delle funzioni aziendali che, in relazione ai propri target funzionali, muovono risorse verso indicatori particolari, perdendo la visione di quelli aziendali. Utilizziamo l’esempio di un database relazionale per il Long Term Capacity Planning: Il Planning aziendale ha come target la riduzione delle scorte e il customer service. Quindi tende a richiedere ordini di produzione sempre più vicini al momento della vendita. La fabbrica in tal modo si troverà ad avere molti più cambi formato, con perdita di capacità produttiva e aumento degli scarti, e richiederà incremento di capacità con investimenti, ma soprattutto aumenteranno i costi di conversione. Questo porterà a un aumento dei costi di ammortamento, con riduzione susseguente di risorse indirette. Ma la domanda è: il cash aziendale si è incrementato? No. I costi di fabbrica? No. Il customer service? Forse. Se l’azienda dà un target unico alle funzioni, queste si attiveranno per mediare i target propri con quelli delle altre funzioni per ottenere risultati di azienda. Se i dati disponibili sono chiari, e l’effetto delle proprie azioni viene legato in sincrono con l’effetto sull’obiettivo aziendale, ci si muove tutti verso un’unica direzione. In questo, il clouding dei big data favorisce sicuramente la sincronizzazione dei piani aziendali con l’andamento del mercato, rendendo quindi più semplice relazionare attività e raggiungimento degli obiettivi”.

 

‘Italia 4.0 – Tecnologie per lo Smart Manufacturing’ è la rivista che rappresenta un osservatorio permanente sugli scenari macroeconomici e…