Stampa 3D tra contraffazione e strategia secondo Majure
05/03/2018
stampa 3D contraffazione Ronda Majure CompuMark

L’avvento progressivo e incipiente della stampa 3D, con consumatori che scambiano file digitali dei prodotti e li fanno stampare, impongono a costruttori e produttori un cambio nei modelli di business, con strategie in grado di accogliere e sfruttare le prospettive aperte dalle tecnologie additive. Se per il Wholers Report 2014 il giro d’affari totale della stampa 3D potrebbe essere di 12,8 miliardi di dollari nel 2018, raggiungendo i 21 miliardi nel 2020, ci sono infatti anche ricerche che mettono in allarme sui potenziali rischi correlati a questa tecnologia dirompente.

Gartner ha per esempio pronosticato che nel 2018 ci saranno mediamente 100 miliardi di dollari di perdite legate alla proprietà intellettuale legate alla stampa 3D. Ronda Majure, vicepresidente di CompuMark, un brand di Clarivate Analytic, offre quindi alcuni interessanti spunti di riflessione sul tema. “Se da un lato la rivoluzione 3D apre una serie di prospettive stimolanti per le imprese, dall’altro la natura stessa della tecnologia additiva, che permette la copia e la riproduzione di oggetti tridimensionali già esistenti, solleva numerosi interrogativi legati al rischio per la proprietà intellettuale, per i marchi commerciali, il copyright, i brevetti, i progetti depositati e il diritto di pubblicità”.

CompuMark rischi stampa 3D E’ ormai chiaro che le aziende devono fare i conti anche con le ripercussioni della stampa 3D, e le reali minacce di violazioni e furti di proprietà intellettuale a essa connesse. “Una delle fonti di rischio per i proprietari di marchi registrati sono i cosiddetti ‘maker space’, spazi fisici nei quali un consumatore può creare un proprio oggetto e farlo poi stampare in un negozio o in un altro maker space online, o caricando direttamente i propri file 3D per farli stampare. Esistono anche diversi siti di file sharing, che consentono agli utenti di scambiarsi contenuti digitali, compresi file per stampa 3D, spesso in modo anonimo”.

proprietà intellettuale stampa 3D
In questo caso, le aziende più a rischio sono quelle con marchi molto conosciuti, per cui un utente può stampare un accessorio o componente che reca il logo del dispositivo con cui deve essere utilizzato, ma che non ha lo stesso livello di qualità del prodotto originale. Con ripercussioni sulla reputazione del marchio e sulla fiducia del consumatore riguardo la qualità del marchio stesso. “Un primo passo che le aziende possono fare per proteggersi sarebbe imparare di più sulle vere capacità della tecnologia di stampa 3D. Un buon inizio potrebbe essere costituire una task force interna per esplorare le principali aree di applicazione della stampa additiva, analizzando come potrebbe aiutare o danneggiare l’attività. Un altro passo potrebbe essere setacciare i maker space online in cerca di violazioni, come l’uso non autorizzato di un marchio o la sua contraffazione. Anche se la rivendicazione dei diritti del marchio può essere impegnativa. In alternativa, potrebbero essere individuate le parti coinvolte, come gli utenti che caricano file che potrebbero essere utilizzati per creare prodotti contraffatti”.

stampa 3D

Un approccio più lungimirante da parte delle aziende sarebbe però considerare la stampa 3D come un’opportunità per adottare nuovi modelli di distribuzione e nuove strategie di coinvolgimento. “Uno scenario realistico potrebbe essere quello in cui i proprietari di marchi offrono file originali e autorizzati che i consumatori possono realizzare con le proprie stampanti 3D, rendendo disponibili progetti digitali su piattaforme web. Alcuni dei più grandi marchi al mondo hanno già iniziato a lanciare le loro strategie di stampa 3D e, se questi sforzi precoci si dimostreranno efficaci, apriranno la strada perché altri marchi importanti seguano l’onda della stampa 3D con i propri modelli innovativi di marketing e distribuzione”.

A un anno di distanza dal varo del Piano Nazionale Industria 4.0 è tempo di un primo bilancio ma anche…