Robot mobili per la ripresa, la visione di Boaglio di MiR
27/07/2020
MiR Davide Boaglio

Le restrizioni alle attività sociali e commerciali imposte dall’emergenza coronavirus hanno portato incisivi cambiamenti nell’industria manifatturiera e nella logistica. Cambiamenti che si prolungheranno anche nei mesi – e forse anni – a venire. Tra i vari fattori che hanno fatto il loro ingresso vi sono la riduzione del personale attivo negli impianti, il dovere di proteggere gli operatori mantenendo il distanziamento, i forti cali nella domanda di alcuni beni e di contro i picchi improvvisi in altri.

La crisi generale accelera quindi la spinta a ricercare soluzioni per incrementare l’efficienza di processo, aumentando la produttività riducendo i costi. Tale contesto offre alle imprese una grande opportunità per fare il passo verso l’automazione, come sostiene Davide Boaglio, area sales manager Italia di Mobile Industrial Robots, per ripensare i processi operativi implementando tassi di flessibilità e resilienza superiori.

“La maggior parte degli esperti concorda sul fatto che questa crisi stia generando in particolare un cambiamento fondamentale nelle operazioni della supply-chain – spiega Boaglio -. Molti produttori cercano infatti di accorciare le filiere riducendo le distanze e le problematiche di trasporto, cosa che sarà possibile solo con l’automazione. Non si tratta solo di ridurre i costi e rendere i processi più snelli, ma anche di rendere in futuro le supply-chain più resilienti per affrontare le interruzioni causate da crisi come questa. L’implementazione di soluzioni robotiche collaborative sarà in tal senso un fattore chiave per le aziende che intendono intraprendere questa strada”.

robot mobili collaborativi MiRBoaglio cita un recente studio MarketsandMarkets secondo cui la crisi del Covid-19 porterà a un probabile aumento degli investimenti nei robot industriali, con un raddoppio nel mercato globale nei prossimi cinque anni. In Europa, dove la densità di robot è la più alta del mondo con una media di 114 ogni 10.000 dipendenti, la Federazione Internazionale della Robotica prevede quindi che il numero di installazioni crescerà del 14% nei prossimi due anni, di cui circa il 30% sarà costituito da robot collaborativi (o cobot).

“Nella supply-chain, i robot mobili autonomi (AMR) come quelli di MiR sono una componente fondamentale di qualsiasi strategia di automazione e uno strumento molto efficace per ottimizzare le mansioni delle risorse umane e ridurre gli sprechi di tempo nei processi intralogistici – continua il sales manager -. Un report di Interact Analysis pubblicato nel 2019 mostra che mentre l’industria automobilistica e quella elettronica sono attualmente i due maggiori utilizzatori di cobot, il settore della logistica supererà nel prossimo futuro l’industria automobilistica come utilizzatore, e i robot mobili rappresenteranno quasi il 10% del mercato totale dei cobot entro il 2023. Gli AMR sono robot collaborativi progettati per lavorare a fianco degli esseri umani. Consentono di automatizzare qualsiasi processo che richieda il trasporto sicuro di materiali o merci all’interno di un magazzino o tra un magazzino e un impianto di produzione. Facili da programmare e da integrare senza la necessità di apportare modifiche al layout di fabbrica esistente, un AMR – a seconda dell’applicazione – può liberare dalle attività di trasporto due dipendenti a tempo pieno per svolgere compiti di maggior valore, oltre ad aumentare la produttività e l’efficienza operativa”.

MiR AMRLa flessibilità è quindi una caratteristica chiave degli AMR, che già dall’inizio del 2020 stavano attraendo l’interesse delle aziende, da fabbriche e magazzini a ospedali e laboratori farmaceutici. Flessibilità che è data dall’ampia gamma di carichi utili che possono trasportare, dall’ampia varietà di moduli top che possono supportare e fino alle opzioni di finanziamento e leasing che garantiscono che la tecnologia dei robot mobili sia accessibile alle aziende di tutte le dimensioni, anche se a causa delle attuali condizioni economiche si hanno budget limitati.

“Nel breve periodo, i produttori si chiedono come i robot potranno consentire loro di continuare la produzione mantenendo una distanza sociale accettabile tra i dipendenti – prosegue Boaglio -. Invece di una persona che spinge un carrello attraverso un magazzino verso un’altra postazione di lavoro, ad esempio, un AMR potrebbe essere incaricato della stessa mansione evitando potenziali contaminazioni incrociate. Gli AMR possono anche fornire un aiuto in caso di carenza di personale in produzione e nel magazzino dovuta alle restrizioni di sicurezza o a casi di contagio. Questo problema affligge in particolar modo un certo numero di industrie, come il settore farmaceutico o il FMCG (Fast-Moving Consumer Goods), che devono far fronte a picchi massicci di domanda di determinati prodotti, mentre il proprio personale è saturo di lavoro”.

Una volta che la crisi sanitaria globale si sarà placata, i produttori dovranno quindi convivere con gli effetti economici a lungo termine e sfruttare l’opportunità di rivalutare e riprogettare i loro processi di supply-chain per raggiungere la massima produttività riducendo al minimo i costi e le inefficienze, restando competitivi.

“Ciò può comportare qualsiasi cosa, dall’onshoring o reshoring, all’aggiunta di turni extra sui piani di produzione, alla modifica delle linee produttive esistenti, o alla creazione di nuove linee, per soddisfare i cambiamenti nella domanda di prodotti sul mercato – conclude Boaglio -. Per essere pronti a qualsiasi cambiamento le aziende dovranno essere flessibili e adottare robot industriali per aumentare la velocità di produzione, al fine di colmare le lacune tra domanda e offerta, gestendo le carenze di manodopera, oltre a proteggersi da continue interruzioni”.

Ideato nel 2016 il Piano Nazionale Industria 4.0 negli anni ha seguito l’evolversi dell’implementazione nel nostro Paese delle tecnologie abilitanti,…