Premio Engelberger a Østergaard di Universal Robots
24/07/2018

Esben Østergaard, co-fondatore e CTO di Universal Robots, ha vinto il premio Engelberger Robotics 2018, premio della robotica assegnato dall’American Robotics Industries Association. In occasione del premio, Østergaard è stato definito dal RIA ‘un visionario’, per aver definito una nuova categoria nella robotica con il lancio nel 2008 del primo robot collaborativo UR.

Il lavoro nel campo delle applicazioni robotiche del co-fondatore dell’azienda ha quindi permesso ai robot di entrare in settori precedentemente mai affrontati. Grazie alla sicurezza, che consente loro di lavorare a fianco delle persone senza barriere, e soprattutto in virtù di caratteristiche quali leggerezza, flessibilità e facile utilizzo, i cobot UR hanno infatti suscitato anche l’interesse di pmi che non avevano mai considerato prima l’adozione di robot.

 

Engelberger Robotics award Østergaard Universal Robots

 

«Sono profondamente onorato di vincere il premio intitolato a Joseph Engelberger, l’uomo che ha rivoluzionato la produzione industriale con la robotica – ha detto Østergaard -. La visione di Engelberger secondo cui un robot dovrebbe essere in grado di gestire una serie di compiti in una fabbrica, si allinea alla missione principale di Universal Robots. Personalmente sono un grande estimatore del suo lavoro”.

 

 

 

 

Il team di sviluppatori guidato da Østergaard è stato il primo a lanciare una programmazione robot 3D user-friendly che assicura l’interruzione dei movimenti della macchina in caso di impatto con la persona, nel rispetto dei requisiti di sicurezza vigenti su limiti di forza e di coppia. Sicurezza che nella filosofia UR è tuttavia solo il ‘costo di ingresso’ nel mercato dei cobot, poiché il concetto di collaborativo risiede quindi nell’essere facile da usare, flessibile, a livello sia applicativo che operativo, ergonomico ed economico.

Queste caratteristiche dei cobot eliminano la barriera d’ingresso per l’automazione di processo in ogni impresa. Oltre a portare una ‘redistribuzione della creatività umana’, cambiando il modo di lavorare delle persone che, liberate dal lavorare come robot, possono diventare programmatori di robot e gestire più attività a valore aggiunto.

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