Nel primo neurone artificiale in silicio il futuro della biomedicina
08/01/2020
neuroni artificiali silicio

E’ anche italiano il gruppo di ricercatori che ha portato alla realizzazione del primo neurone artificiale in silicio. Gli italiani Elisa Donati e Giacomo Indiveri fanno infatti parte del team di lavoro dell’Università di Zurigo che ha condotto la ricerca con l’università neozelandese di Auckland, sotto il coordinamento di Alain Nogaret, del dipartimento di Fisica dell’università britannica di Bath.

Costruito su un chip, il neurone artificiale è diventato realtà, in grado di rispondere ai segnali del sistema nervoso e compiendo un passo avanti verso la possibilità di riparare circuiti nervosi e ripristinare funzioni perdute, nella cura di malattie degenerative come l’Alzheimer. I neuroni su chip riproducono i canali ionici, ovvero le sequenze di proteine che si trovano sulla superficie delle cellule e che consentono il passaggio di sostanze dall’esterno al loro interno. I canali ioni nella fattispecie dei neuroni artificiali permettono la trasmissione dei segnali nervosi.

Le cellule nervose artificiali realizzate sono state modellate sui neuroni di ratto, aprendo però la via a ulteriori sviluppi. Guardando alle applicazioni per futuri dispositivi biomedici, i neuroni artificiali hanno inoltre il vantaggio di consumare un miliardesimo dell’energia consumata da un microprocessore.

Due sono per ora le cellule nervose riprodotte dal gruppo di ricerca su chip, quelle che controllano respirazione e ritmo del cuore, e quelle dell’ippocampo, struttura del cervello in cui ha sede la centralina della memoria. Pacemaker intelligenti potrebbero quindi essere possibili future applicazioni, secondo Nogaret, che sfruttano i neuroni per aiutare il cuore a battere al giusto ritmo, oppure il trattamento delle malattie degenerative come, appunto, l’Alzheimer.

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