I meriti del Piano Industria 4.0 per Andrea Bianchi
di Marco Zambelli - 03/12/2018
manifatturiero digitale Andrea Bianchi Confindustria

Il Piano Nazionale Industria 4.0 ha avuto secondo Andrea Bianchi, direttore politiche industriali di Confindustria, una serie di aspetti unici e positivi. Il più innovativo è stato il senso di mobilitazione del Paese in ottica di sistema verso un solo obiettivo, rappresentato dalla trasformazione digitale del manifatturiero. Insieme certamente all’accento posto sul requisito della connessione delle macchine all’interno dell’iperammortamento.

“Rispetto ad altri precedenti schemi di incentivazione – sostiene Bianchi -, il grande merito del Piano Industria 4.0 è stato quello di agire non come un unico incentivo, ma di avere avuto l’ambizione di favorire uno sforzo comune tra imprese, singole e associate, sistema della ricerca e Governo, affinché si muovessero di concerto in una medesima direzione. La formulazione degli incentivi, in particolare l’iperammortamento, ha quindi generato un doppio vantaggio: il fatto che per accedere alla misura non bastasse l’acquisto della macchina in qualche modo è stata una complicazione, ma questo era assolutamente l’obiettivo dell’intervento. Ovvero non solo favorire il rinnovo dei macchinari, ma qualificare il ciclo degli investimenti nelle aziende in termini di connettività”.

Tre sono quindi per Bianchi i fronti su cui le tecnologie digitali offrono al sistema industriale italiano l’opportunità di rigenerarsi. In primo luogo, il digitale cambia i fattori di competizione, spostandoli da costo del lavoro, che ha dato luogo a fenomeni di delocalizzazione negli anni passati, alla centralità della tecnologia e del valore del rapporto con il cliente, altri fattori di produzione che aprono la strada a fenomeni di reshoring.

Andrea Bianchi politiche industriali Confindustria“In secondo luogo, il digitale consente un’integrazione della fabbrica con il territorio – prosegue Bianchi -, e trovo straordinarie le iniziative come quella di Manifattura Milano, che cerca di immaginare modi per riportare la manifattura all’interno delle città, da cui era stata esclusa perché sporca e inquinante. Infine, Industria 4.0 ci aiuta ad avere una industria più sostenibile dal punto di vista ambientale, sostenendo la grande sfida dell’economia circolare grazie all’utilizzo intelligente delle risorse”.

Secondo il rappresentante di Confindustria, Industria 4.0 ha quindi avuto il merito di recepire proprio questa centralità della manifattura. Dopo aver spinto molto sul versante tecnologico nella prima fase, direzioni di miglioramento sarebbero quindi per Bianchi il porre una maggiore attenzione alla riqualificazione del capitale umano, oltre all’implementazione del tema delle filiere. “Ad oggi abbiamo avuto uno schema di incentivazione che si concentrava sulle macchine, seppure passando per l’interconnessione che richiedeva di passare per l’organizzazione aziendale. Il passaggio successivo dovrebbe mettere le imprese in condizione di connettersi con l’ambiente esterno, sia con la filiera verticale che in senso di collaborazioni in orizzontale tra aziende diverse. Operazione chiaramente più difficile, anche sul versante della gestione delle policy, e che necessita di strumenti più complessi di un incentivo in forma di sgravio fiscale, difficilmente estendibile a più aziende”.

Di fronte al ridimensionamento delle misure per Industria 4.0 anticipate dalla nuova manovra, infine, Bianchi sottolinea come il sistema industriale non debba necessariamente dipendere dal Governo, in quanto non sono gli incentivi a muovere il mondo. “E’ importante che questa alleanza tra produttori, ricerca e sindacati sui temi della 4.0 vada avanti, a prescindere da quello che il Governo riuscirà e mettere all’interno della prossima manovra”.

A un anno di distanza dal varo del Piano Nazionale Industria 4.0 è tempo di un primo bilancio ma anche…