Goia e le prospettive dell’additivo in Simu
di Marco Zambelli - 07/11/2018
tecnologia additiva Simu Antonio Goia

Le tecnologie additive dell’olandese Additive Industries fanno il loro ingresso tra le rappresentanze di macchine utensili per asportazione presenti nel portafoglio di Simu, storica realtà italiana che compie i suoi 75 anni nel 2019. L’azienda ha infatti deciso di puntare sull’additivo come tecnologia complementare per le lavorazioni meccaniche dei clienti, in risposta a un crescente e vivo interesse riscontrato sul mercato da parte delle imprese. Diversi sono infatti i vantaggi che l’additivo può portare, come spiega Antonio Goia, ceo di Simu, dalla riduzione dei particolari nella realizzazione di pezzi complessi, alla riduzione delle operazioni di assemblaggio.

“La tecnologia additiva aiuterà sicuramente le aziende a modificare i prodotti finali, in modo tale che verrà ridotto il numero di pezzi sui prodotti e semplificando in certi casi l’assemblaggio di alcuni particolari – dice Goia -. Penso ad esempio a un collettore di una turbina, costituito da tanti particolari che vengono saldati insieme, con relativi tempi lunghi di produzione che includono i trattamenti termici richiesti tra una saldatura e l’altra. Procedimento che può richiedere fino a una settimana di tempo per ottenere un componente finito. Con la tecnologia additiva lo stesso pezzo può essere stampato magari in 24 ore, con inoltre il vantaggio di poter stampare più pezzi in una sola macchinata”.

Il settore aeronautico e quello oil & gas sono quindi sicuramente comparti che possono trarre grandi vantaggi dalle tecnologie additive, così come il medicale, che ne sta già facendo grande impiego. Goia ritiene però che dalla produzione additiva possono trarre grandi benefici anche macchinari generici e di uso quotidiano come le macchine per alimentare e imballaggi, che impiegano molti componenti assemblati e costruiti con molteplici particolari.

Antonio Goia Simu“Ci siamo accorti che avere questa tecnologia nel nostro portafoglio prodotti era un’esigenza – prosegue Goia -, avendo riscontrato da parte dei clienti una ricerca e un’esigenza di approfondire l’argomento. Vediamo l’additivo come una tecnologia complementare alle lavorazioni per asportazione di truciolo, che non potranno mai essere sostituite dalla produzione additiva. Abbiamo però grossa fiducia che nei prossimi due anni questo mercato avrà un incremento molto alto, crescendo dal’1-2% delle lavorazioni che oggi già avvengono in additivo a oltre il 5%, forse anche verso il 10%. Abbiamo in particolare scelto di rappresentare Additive Industries in quanto la loro proposta include macchine già pronte per la produzione di piccole serie di pezzi. L’azienda è già cresciuta moltissimo, e dagli uffici di 20 mq dove è nata quattro anni fa, a inizio ottobre abbiamo partecipato all’inaugurazione del nuovo stabilimento, dove stanno assemblando sistemi per clienti importanti sia in ambito automotive che nell’aeronautica”.

L’offerta di Simu è quindi completa di soluzioni e servizi in ottica Industria 4.0, fondamentali per Goia per le nostre imprese per garantire qualità costante e affidabilità che permettono loro di essere fornitori di aziende tedesche. “Molti dei nostri clienti lavorano con macchine tedesche, ma esportano poi i loro prodotti in Germania. Ciò dimostra che la tecnologia italiana è molto apprezzata, e il 4.0 gioca qui un ruolo fondamentale, guardando nell’ottica delle informazioni che il cliente può avere sulla propria produzione e su tutto quello che fa. Questo ci rende competitivi a livello europeo, e non sarebbe nemmeno pensabile poter continuare a essere fornitori di clienti tedeschi se non fossimo nelle condizioni di fornire loro queste informazioni”.

macchine utensili SimuIl pacchetto Industria 4.0 di Simu non contempla quindi solo tutta la filiera per la connessione aziendale, dai sensori e controlli bordo macchina, al Software MES per la gestione dei workorder ai connettori verso gli ERP più evoluti, ma anche una serie di servizi in appoggio a sub-fornitori e consulenti esterni. “Non è infatti sufficiente che la macchina sia predisposta a far parte di una rete di Industria 4.0 – illustra Goia -, occorre anche dare una mano a quei clienti che muovono i primi passi. Abbiamo pertanto la possibilità di proporre una connessione Industria 4.0 aziendale che prevede dei MES e lo scambio di dati e informazioni che le macchine devono fornire e ricevere. Forniamo quindi l’hardware necessario a recuperare questi dati, anche dalle macchine non predisposte al 4.0, in quanto è fondamentale che i dati vengano raccolti da tutte le macchine. E’ quindi possibile creare delle interfacce per dare e ricevere informazioni alla macchina, mandarle in rete ed elaborarle con software gestionali, per tenere sotto controllo la produzione delle singole macchine e fino a ottenere la tracciabilità dei lotti e dei pezzi che vengono lavorati”.

Il pacchetto 4.0 offerto da Simu comprende infine anche il training su come vengono raccolte e come devono essere impiegate le informazioni, oltre a offrire supporto sulla preparazione delle pratiche necessarie al recupero della fiscalità.

“Sul fronte formazione – conclude Goia – credo che l’Italia negli ultimi anni abbia perso molto, e riscontriamo sul mercato una certa carenza da parte delle scuole nell’istruzione tecnica sulle tecnologie di produzione, laddove in passato tutti i più grandi gruppi italiani, e penso a Olivetti o Fiat, avevano le loro scuole aziendali interne. Nel prossimo futuro abbiamo pertanto il progetto di creare un centro accademico con corsi dedicati alle tecnologie di produzione che abbiamo, che siano di rettifica, di fresatura, di tornitura o di additivo. Stiamo cercando per questo di mettere insieme un pool di aziende che siano interessate a elevare il livello dei tecnici che lavorano al loro interno, per contribuire ad aumentare la competitività delle nostre imprese sui mercati”.

A un anno di distanza dal varo del Piano Nazionale Industria 4.0 è tempo di un primo bilancio ma anche…