Europa digitale e formazione a confronto con Taisch
07/09/2017
Tasich sistema 4.0 formazione

Il Piano Industria 4.0 ha dato anche all’industria Italia l’impulso per innovarsi in senso digitale, per competere nei mercati globali. Fare sistema con Francia e Germania è quindi per Marco Taisch, professore di sistemi di produzione automatizzati e tecnologie industriali al Politecnico di Milano, un passo cruciale affinché l’Europa possa competere con USA e Cina. “Il Piano nazionale italiano è molto più articolato rispetto a quello di altri Paesi – dice Taisch -, e ha messo a disposizione delle imprese un budget notevole. Iperammortamento e superammortamento sono senza dubbio agevolazioni efficaci per chi investe, così come il credito di imposta per r&s al 50%. Sono stato a diversi incontri su Industria 4.0 a Bruxelles, e ho ricevuto parecchi apprezzamenti per i nostri programmi”.

Una cooperazione a livello europeo è quindi necessaria per rendere l’Europa in grado di competere sui mercati internazionali. “Già da tempo i Ministeri dello Sviluppo economico di Italia, Germania e Francia coordinano un confronto che comprende anche le imprese. Ci si concentra soprattutto su tre temi: standard tecnologici comuni, engagement delle pmi e una serie di policy condivise. E’ vero che i grandi produttori di tecnologia 4.0 sono in Germania, pensiamo solo a Siemens, Bosch e Saap, ma in Italia catturiamo nicchie importanti. L’Europa potenzialmente è il primo mercato del mondo, e fare politiche comuni ci rafforza. Io credo che questo la Germania lo abbia capito, non può pensare di competere da sola con la Cina o gli Stati Uniti”.

Infine, la trasformazione digitale nella manifattura intelligente porta con sé inevitabilmente anche un cambiamento di natura culturale e nel mercato del lavoro. “Quando si dice che i robot porteranno via posti di lavoro non si pensa che in realtà, nell’ambito di un mercato mondiale, se non si innova si sarà costretti a chiudere e dunque i posti di lavoro andranno in fumo non per colpa dei robot, ma per un deficit tecnologico e di competitività. Se la produttività aumenta, anche grazie ai robot, è chiaro che il numero di dipendenti per prodotto diminuisce, ma l’azienda, e insieme il sistema industriale del Paese, sarà in grado di competere e quindi di creare posti di lavoro. Rispetto alle tre precedenti rivoluzioni industriali, dove giovani con competenze aggiornate subentravano alle persone che smettevano di lavorare, oggi non possiamo aspettare che chi ha 50 anni vada in pensione, prima di far entrare personale specializzato. Occorre lavorare su due fronti: da una parte, la formazione permanente di chi è già dentro, perché competenze già obsolete non possono rimanere ferme per altri anni. E’ poi fondamentale la questione dei nostri giovani, che spesso hanno anche ottime qualifiche che però non sono richieste dal mercato del lavoro. Si deve intervenire già in fase d’orientamento alle scuole medie e superiori, per cercare di indirizzare i ragazzi verso studi di cui c’è assoluta necessità”.

‘Italia 4.0 – Tecnologie per lo Smart Manufacturing’ è la rivista che rappresenta un osservatorio permanente sugli scenari macroeconomici e…