Elettronica Anie, crisi coronavirus minaccia l’automazione industriale
13/05/2020
Busetto Anie elettronica

Un quadro preoccupante insorge dai dati di un sondaggio condotto da Federazione Anie di Confindustria su un campione di 178 aziende associate, afferenti ai comparti elettronica ed elettrotecnica.

Dall’inizio dell’emergenza coronavirus, il sondaggio rileva danni severi e significativi per almeno due terzi delle aziende, con problemi iniziati già a febbraio, per il 37% del campione, e per il 66% a marzo. I ricavi alla fine del mese di marzo 2020 registrano un calo del 22% rispetto ai numeri dello stesso periodo dello scorso anno, con una flessione del 21,8% nel totale ore di lavoro. Il calo è stato in particolare determinato da un crollo registrato nella seconda parte del mese di marzo, e il trend lascia prevedere una situazione in grave peggioramento per aprile, con cali stimati tra il -50 e -60%.

“Il trimestre aprile-giugno sarà un disastro – dice quindi Giuliano Busetto, presidente Anie -, per il seguito si vedrà. Certo è che si dovrà imparare a convivere con il virus, e i problemi non scompariranno dalla sera alla mattina. La situazione allarmante del nostro comparto si riflette quindi sull’automazione industriale, il cui contenuto digitale è la chiave per sicurezza, produttività e innovazione tecnologica per la competitività delle imprese”.

Ad oggi il 73% delle aziende dichiara di far ricorso o di avere intenzione di ricorrere agli ammortizzatori sociali, coinvolgendo in media il 60% dei lavoratori. Cambiate sono anche le modalità di lavoro, con il 42% degli addetti delle imprese intervistate che sta operando in modalità di smart working, mentre il 33% è presente in sede e il 25% non sta lavorando. In vista di una riapertura delle attività nella Fase 2 dell’emergenza, il 72% delle imprese dichiara quindi criticità, nello specifico la mancata ricezione delle forniture, nel 52% dei casi, e la riduzione della liquidità, per il 31%.

Guardando al futuro, le aziende prevedono infine una revisione delle proprie strategie, con il 35% del totale che pensa di ricalibrare o modificare i Paesi di destinazione del proprio export. Il 33% delle imprese di settore pensa a una modifica nell’offerta, e una quota simile intende introdurre tecnologie digitali nei propri processi produttivi. Il 2% delle aziende dichiara invece di non avere alternative se non la chiusura.

“Ora occorre lavorare insieme per accelerare la ripartenza, sempre naturalmente garantendo la salute dei lavoratori – dichiara infine Busetto -. Semplificare l’accesso alla liquidità sarà determinante per uscire da questa situazione di crisi, così come rilanciare il mercato interno, in quanto non tutte le imprese vivono di export. A questo scopo, uno strumento utile può essere anche il credito d’imposta per nuovi investimenti, in quanto adesso più che mai solo l’innovazione può garantire un futuro alle nostre aziende”.

Ideato nel 2016 il Piano Nazionale Industria 4.0 negli anni ha seguito l’evolversi dell’implementazione nel nostro Paese delle tecnologie abilitanti,…