Didattica digitale integrata per la scuola, la voce di Rosa Bottino del CNR
07/10/2020
didattica digitale integrata Rosa Bottino

Alla riapertura delle scuole in Italia, dopo una chiusura che tra lockdown e vacanze estive è durata 7 mesi, ci si interroga su come sarà il nuovo anno scolastico, e soprattutto quale trasformazione porterà il digitale sulla didattica. Se infatti il digitale ha permesso di portare a termine l’anno scolastico, la didattica a distanza ha però privato di una parte essenziale, rappresentata dalle relazioni e dalla socializzazione.

“Quest’anno avremo con molta probabilità un alternarsi di didattica in presenza e a distanza, come già abbiamo visto accadere in Germania e in Francia, dove alcune scuole hanno dovuto chiudere dopo nuove emergenze – spiega quindi Rosa Bottino, dirigente di ricerca emerita e per oltre 11 anni Direttore dell’Istituto per le Tecnologie Didattiche (ITD) del CNR -. L’anno scolastico appena inaugurato vedrà più il ricorso a una Didattica digitale integrata (Ddi), più che a una didattica puramente da remoto, dove momenti in presenza si integreranno a momenti a distanza. Saranno anche rivisti gli spazi stessi della scuola, ripensata in modalità più flessibile sia dal punto della pratica didattica sia da quello degli spazi che potranno essere utilizzati per realizzarla”.

La didattica digitale integrata non dovrà essere una pura trasposizione della tradizionale lezione ex cathedra, frontale, come spiega Bottino: “La forma digitale richiede metodologie e contenuti propri e diversi, più adatti alle caratteristiche del digitale e al fatto che gli studenti non sempre potranno essere completamente in presenza. Sfruttando quindi le potenzialità della didattica digitale mettendole a servizio di un tipo di scuola più flessibile, adattabile alle esigenze imposte dalla pandemia”.

Rosa Bottino CNR didattica digitale integrataLe caratteristiche della didattica digitale integrata riguardano quindi i tempi, che devono essere diversi rispetto a quella in presenza. Deve quindi prevedere attività diverse, che si integrano con quelle tradizionali, e momenti più portati alla discussione. “Si tratta insomma di una didattica più creativa, e più costruttiva – continua quindi la ricercatrice -, che si discosta dalla mera ripetizione di schemi consolidati cui eravamo abituati nella didattica classica in presenza, più limitata alla riproduzione di un sapere consolidato. Molto importante è poi l’aspetto psicologico, in quanto l’assenza di relazioni può influire sull’andamento scolastico, tanto più quanto più sono giovani gli studenti. Il problema si potrebbe affrontare con una sorta di patto generazionale tra studenti, insegnanti e anche con le famiglie, così come con tutto il contesto che ruota intorno alla scuola. Si potrebbero infatti trovare spazi più flessibili e attività diverse che vadano a integrare ciò che non sempre la scuola sarà in condizioni di dare”.

Altro punto critico è quindi la disparità nell’accesso a una adeguata infrastruttura informatica, che nella didattica a distanza dei mesi passati ha creato un divario educativo tra famiglie e rimarcato diseguaglianze sociali. “Un’indagine condotta da ITD su oltre 20.000 famiglie ha proprio rilevato questo divario tra famiglie che hanno avuto un migliore accesso alle infrastrutture, intendendo non solo la rete ma anche i dispositivi – spiega Bottino -. Ci sono infatti stati studenti che hanno dovuto studiare sui cellulari, e magari in case sovraffollate, così come studenti con disabilità e altre difficoltà che hanno faticato maggiormente ad adattarsi alla nuova realtà. Vi è quindi stato un incremento delle divergenze, e anche su questo occorre pensare a metodi per ovviare al problema”.

Esperienze di didattica a distanza erano già state studiate presso l’ITD, ad esempio per bambini ospedalizzati, o con patologie croniche o che vivono in zone dove le scuole sono difficilmente accessibili. “La scuola in ospedale, o altri tipi di integrazione per studenti che per vari motivi non potevano frequentare la scuola, hanno permesso di costruire dei corsi e delle attività che consentissero a questi studenti di integrarsi anche se in maniera virtuale e a distanza con le attività della propria classe – racconta Bottino -. Ciò ha comportato lo studio di metodologie e contenuti nuovi, e naturalmente anche come realizzare la formazione degli insegnanti affinché fossero in grado di introdurre in modo sinergico queste attività nel lavoro della propria classe. Le esperienze positive condotte hanno quindi mostrato come l’innesco dato da una situazione difficoltà ha portato lo stimolo per mutare un quadro che era statico da molto tempo”.

La Didattica digitale integrata diviene quindi in questa ottica un’opportunità, cui ci si chiede se la scuola italiana sia pronta. “In tale ottica è cruciale la formazione degli insegnanti, che mediamente non sono stati preparati a questo tipo di didattica, a sfruttare le opportunità fornite dal digitale nelle proprie metodologie didattiche e nei propri contenuti – conclude Bottino -. Sarebbe quindi opportuno sfruttare questo momento per realizzare una formazione approfondita degli insegnanti, che non può limitarsi a linee guida ma deve essere realizzata sul campo con il personale docente, per far toccare loro con mano come è possibile modificare e affrontare la didattica in modo diverso, grazie agli strumenti digitali che possono essere sfruttati anche in presenza. Nuove metodologie, nuovi strumenti e formazione del personale docente, sono questi i temi su cui occorre concentrarsi, lasciando invece da parte dibattiti di contorno, come ad esempio quello sui banchi con le rotelle”.

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