Crescita digitale in Italia nel rapporto annuale TIG
10/01/2018
digitale mercato ICT Italia report TIG 2017

The Innovation Group (TIG) ha presentato i risultati sullo stato del digitale in Italia nel rapporto annuale ‘Digital Italy 2017: il digitale e la forza del nostro Paese, delle sue imprese e dei suoi territori’. In particolare, la compagnia individua nella digitalizzazione una strategia complementare all’internazionalizzazione nel concorrere alla crescita e allo sviluppo delle imprese italiane.

Laddove internazionalizzare comporta un allargare i mercati di sbocco, ampliando la base clienti per prodotti di nicchia e specializzati, il digitale non solo contribuisce infatti al processo di apertura dei mercati (in questo, si pensi al ruolo dell’e-commerce), ma velocizza i processi di innovazione e supporta il consolidamento e l’estensione della rete di relazioni dell’impresa.

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Per il 2017, TIG stima che il mercato italiano dell’ICT sia pari a 55,1 miliardi di euro, in crescita del 2,4% sull’anno precedente. In dettaglio, crescono sia il mercato IT, a +3,8%, sia il mercato delle TLC, +1,6%. Il mercato IT nel 2017 ha raggiunto un valore di 20,9 miliardi di euro, trainato dalla crescita delle componenti più innovative, dal cloud computing, in crescita del +16,4% sul 2016 toccando quota 1,8 miliardi, alle soluzioni di Business intelligence e business analytics, pari a 779 milioni, in crescita del +9,6%. Il mercato TLC ha toccato quota 34,2 miliardi, crescendo sulla spinta degli investimenti nelle reti NGA (Next Generation Access), che compensano ampiamente il calo nella spesa per servizi voce e dati, fissi e mobili.

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TIG rileva inoltre come le aziende italiane stiano rivolgendo una sempre maggiore attenzione a tecnologie più di ‘frontiera’ nella trasformazione digitale, dimostrando una maggiore consapevolezza digitale rispetto al passato. Crescono in particolare nel 2017 progetti in ambito big data, customer experience e IoT. In ambito IoT, su un campione di 295 aziende operanti in Italia, il 41% dichiara di stare sviluppando progetti IoT, soprattutto in ambito Industrial internet of things e Smart consumer goods. Le principali criticità riportate da coloro che non stanno utilizzando la tecnologia sono invece legate alla mancanza di competenze e alla frammentarietà dell’offerta tecnologica, che rende complessa la navigazione da parte delle aziende in questo paradigma tecnologico.

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Infine, il rapporto individua come sempre più strategici per il potenziamento della capacità competitiva delle imprese italiane tre trend tecnologici: primo, lo smart manufacturing, inteso come la diffusione di tecnologie digitali nel settore manifatturiero, all’interno delle fabbriche e lungo tutta la catena produttiva. Secondo, l’e-commerce, che per le imprese rappresenta un modello di go-to-market (diretto o mediato) sempre più importante in un contesto globale. E terzo, la cosiddetta open innovation, ovvero l’apertura del processo di innovazione delle aziende verso realtà esterne, quali start-up, pmi innovative, centri di ricerca e università, abbracciando un concetto di ecosistema per trasformare il processo stesso di innovazione, portando il contributo di nuove idee e sinergie nei processi interni di R&D.

“Vi sono ancora alcuni ostacoli all’attuazione di un’Italia digitale – commenta in conclusione Roberto Masiero, presidente di The Innovation Group -: è un progetto che passa inevitabilmente da una nuova cultura e da un nuovo modo di pensare il digitale, che vede quest’ultimo come strumento per fare innovazione e non come innovazione in sé. Il rapporto Digital Italy 2017 aiuta a identificare i passi fondamentali per portare avanti questa iniziativa. Il primo e il più importante è quello di (ri)affermare la centralità del cittadino nel processo di trasformazione digitale del Paese e nelle sue tre dimensioni produttiva, sociale e pubblica; valorizzarlo significa consentire a queste tre dimensioni di svilupparsi in parallelo, armonicamente”.

“Occorre poi valutare l’opportunità di definire un sistema di governance dell’innovazione – continua il presidente -: un organo centrale con una visione complessiva dello sviluppo del Sistema Paese può supportare l’innovazione dei territori, oppure finirebbe per ostacolarli? Se si opta per la prima via, occorre trovare un modo per superare complessità e frammentazioni, coinvolgendo tanto il pubblico che il privato, componenti fondamentali per lo sviluppo dei nuovi ecosistemi digitali. Ecosistemi che hanno però bisogno di competenze adeguate. Svilupparle non è un compito facile, perché l’innovazione tecnologica procede a ritmi incredibilmente serrati: conoscenze oggi preziose potrebbero diventare superate nel giro di pochi mesi. Occorre quindi valorizzare i nativi digitali e al tempo stesso facilitare il riallineamento delle professionalità ormai obsolete. La sfida della formazione chiude il cerchio, riportandoci al punto di partenza: la centralità dell’elemento umano nel processo di trasformazione digitale”.

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