Cresce l’additive manufacturing per parti in metallo in Italia
11/10/2018
additive manufacturing Italia polveri metalliche

Fervono in Italia il mercato e le applicazioni di additive manufacturing di parti in metallo, ambito in cui nel 2018 sono saliti a 200 milioni di euro gli investimenti effettuati dalle aziende in Italia (nel mondo il comparto muove già oltre il miliardo di dollari). Un mercato che cresce rapidamente in virtù delle grandissime potenzialità e dei vantaggi che offre, dalla produzione di parti complesse con metodologie produttive a deposizione di strati di materiale, in sostituzione delle tradizionali procedure sottrattive, alla possibilità di rivoluzionare la progettazione stessa di componenti e pezzi.

Sono già infatti moltissime le realtà che stanno investendo nella stampa 3D industriale, a partire da Prima Industrie, che ha da poco lanciato le prime stampanti sul mercato e si prepara a presentare il brand Prima Additive. L’azienda ha già venduto i primi quattro impianti, dei quali uno destinato alla riparazione di componenti Oil&gas di grandi dimensioni, e creerà a breve un nuovo centro applicativo a Collegno, nel torinese, con un investimento di oltre 5 milioni di euro. Centro che, come spiega Paolo Calefati, innovation manager e Additive Manufacturing business development di Prima Industrie, servirà sia da centro di ricerca per l’additive manufacturing, sia per esposizione di prototipi.

additivo stampa 3D metalloUn altro pioniere italiano nella produzione additiva è quindi Avio Aero (Gruppo GE), con un grande centro creato a Cameri per la produzione di pale turbina per eolico e ora in ulteriore crescita a Brindisi. L’investimento tutt’ora in corso è pari a 100 milioni di euro, in un’area di 3.500 mq con 30 macchine e 25 addetti, entrambi previsti in raddoppio entro il 2021. Grazie alla produzione additiva l’azienda ha sostituito nel motore d’aereo GE Catalyst 855 differenti pezzi con sole 12 parti, semplificando la costruzione in officina e rivoluzionando dalla base la progettazione stessa dei prodotti. Tenova è invece alla guida del progetto Made4LO (Metal ADditivE for LOmbardy), con investimenti da 6,6 milioni e in parte finanziato tramite fondi europei attraverso Regione Lombardia, che mira alla creazione di una fabbrica diffusa di competenze e tecnologie per la stampa 3D dei metalli.

Altri esempi vengono quindi da diverse pmi, come Beam-It di Parma, che dal 2013 ha investito 18 milioni di euro scommettendo fortemente nella manifattura additiva, e che conta ad oggi 23 macchine e 40 addetti, previsti in crescita a 100 entro i prossimi quattro anni, e con ricavi moltiplicati x5 dal 2011 al 2017, in vista di un ulteriore +25% per il 2018. L’emiliana 3D4Steel ha invece appena venduto il suo primo impianto realizzato con tecnologia proprietaria, e punta a vendere altre 16-20 macchine additive per il 2019.

produzione additiva polveri metallicheInfine, l’Italia sta crescendo anche nella produzione interna di polveri metalliche per stampa additiva, con due primi impianti che dovrebbero entrare presto a regime. Il primo sarà su iniziativa di Fomas, che con un investimento di 8 milioni di euro darà vita a Mimete, realtà che dovrebbe produrre a regime 300 tonnellate di polveri metalliche, e che già dal prossimo anno mira a realizzare ricavi per 8-9 milioni coinvolgendo una ventina di addetti. Il secondo farà invece capo a Numanova, start-up umbra del Gruppo Italeaf, che prevede una produzione 2019 pari a 246 tonnellate di polveri, in special modo in leghe avanzate in titanio e alluminio, e ricavi per 8 milioni di euro. Si prospetta pertanto molto dinamico il futuro del mercato dell’additive manufacturing italiano, come per concludere ben riassume Corrado Giancaspro, ad Numanova, secondo cui “da qui a cinque anni tutte le officine meccaniche di precisione avranno almeno una macchina additiva per polveri metalliche”

A un anno di distanza dal varo del Piano Nazionale Industria 4.0 è tempo di un primo bilancio ma anche…