Auto elettrica e autonoma nel futuro del comparto automotive
di Marco Zambelli - 14/03/2019
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Mobilità elettrica, connettività e guida autonoma quale futuro prospettano per l’industria automotive? Di questo si è discusso nell’incontro tenutosi lo scorso 26 febbraio presso la sede di Cinisello di Ucimu – Sistemi per produrre, ma soprattutto di quale sarà l’impatto che la nuova tecnologia di trazione elettrica avrà sulle tante realtà che operano nella filiera della fornitura automotive, costruttori di macchine utensili e di componentistica.

La power train elettrica infatti eliminerà i differenziali, o ne avrà comunque versioni molto impoverite rispetto al motore termico, non avrà bisogno di frizione, di cambio né di retromarcia, tutto sostituito dall’elettronica. Diminuirà quindi molto la richiesta di macchine utensili ad asportazione per lavorazione di ingranaggeria, alesatura e testate motore. “Crescerà invece la domanda di nuovi sistemi per produrre la componentistica necessaria al motore elettrico, che in quantità sarà peraltro 1/10 rispetto a quella del termico – dice Francesco Mosca, responsabile servizio innovazione in AMMA, aziende meccaniche meccatroniche associate -, e occorrerà sviluppare linee di assemblaggio automatiche studiate per soddisfare i nuovi concetti di design for assembly e for manufacturing del power train elettrico”.

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Francesco Mosca, AMMA – aziende meccaniche meccatroniche associate

I tempi sono però ancora lunghi per l’avvento dell’auto elettrica di massa, per una serie di ragioni: innanzitutto il peso delle batterie, ancora eccessivo rispetto al peso complessivo dei veicoli. “Manca ancora una adeguata infrastruttura di ricarica – continua Mosca -, le colonnine pubbliche sono per lo più riservate al car sharing, e se immaginiamo uno scenario dell’elettrico di massa, serviranno garage privati attrezzati per la ricarica, con contratti domestici che dovranno passare dai circa 3,5 kW attuali a 8-10. Per non parlare del problema di compensare i picchi di domanda durante la notte, quando tutti attaccheranno l’auto all’alimentazione”. Diversi progetti sono in corso al riguardo, dal potenziare e integrare energie rinnovabili allo sfruttamento dello stesso parco auto elettriche come bacino di ricarica, dove le auto cariche cedono corrente e quelle in ricarica ne assorbono. Tutto possibile grazie alla connessione dei mezzi e regolato da tanta IoT, ancora però tutta da studiare e sviluppare.

Le fonti energetiche rinnovabili sono quindi senz’altro un’altra ragione che proietta in un futuro ancora lontano lo scenario dell’auto elettrica di massa, in quanto per perseguire l’obiettivo zero emissioni e decarbonizzazione tutto il fabbisogno energetico dovrà provenire da rinnovabili, che oggi in Italia sono solo un esiguo 17,1%. “Tutte le grandi case automobilistiche stanno ad ogni modo investendo per produrre in proprio le batterie e sviluppare proprie piattaforme native per veicoli elettrici – dice Angelo Di Iorio, product marketing specialist sistemi di ricarica in ABB -: molti costruttori hanno già annunciato che tra 5-10 anni non produrranno più motori termici, e tutti fra 2-3 anni avranno almeno un modello elettrico in ogni segmento del proprio catalogo”.

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Angelo Di Iorio, ABB

In ABB il concetto di trasporto sostenibile è ampio, e abbraccia non solo le auto ma anche trasporto pubblico, bus e navi, e se come afferma Di Iorio la tecnologia esiste già, con le autonomie necessarie a soddisfare le esigenze di trasporto della quasi totalità degli utenti, così esiste anche l’infrastruttura, e molto si sta lavorando per coprire l’ultimo miglio e rendere disponibile la potenza necessaria laddove richiesta.

 

 

Guida autonoma e auto connessa porteranno quindi l’ingresso di nuovi fornitori nella produzione automotive, con nuova componentistica tra sensori e software che salirà a bordo. Anche qui, però, la prospettiva si allunga in un futuro non prossimo, non tanto a causa delle tecnologie di assistenza alla guida, già presenti in molti modelli attuali, quanto per le grandi problematiche che sarà necessario risolvere per garantire la sicurezza in uno scenario di guida autonoma diffuso. Nascerà in prospettiva anche il bisogno di nuove tecnologie che consentano alle auto a guida tradizionale di comprendere le logiche e la non discrezionalità della guida robotica, in quanto è certo che chi in futuro comprerà una Lamborghini vorrà continuare a guidarla da sé, e non affidarne la guida a un robot. In opposizione alla servitizzazione, si potrebbe quindi creare una nicchia di mercato del termico ultra-personalizzato, con scocche customizzate in additivo metallico o polimerico, che richiederanno macchine utensili e sistemi produttivi estremamente flessibili e competitivi sulle prestazioni.

Intanto in Cina a gennaio 2019 le vendite di auto elettriche sono salite del 175% sul mese di dicembre, pari al 5% del mercato, con previsione di arrivare al 9% a fine 2019. Tra spinta normativa alla riduzione delle emissioni e altri elementi a contorno che si intrecciano, dal Diesel Gate ai fattori emotivi legati alla servitizzazione che cambiano la percezione dell’automobile, il settore auto subisce quindi un’accelerazione verso l’elettrico che a fornitori e stakeholder appare esagerata. Non solo infatti occorreranno almeno altri 10-20 anni per avere auto elettriche a larga diffusione, ma l’accelerazione verso l’elettrico genera nelle aziende un bisogno di nuove competenze che sarà impossibile creare per esperienza.

Competenze e tecnologie dovranno essere acquistate al di fuori, e oggi i due produttori di batterie si trovano in Asia, così come appannaggio est-asiatico è la filiera industriale della prima fase produttiva delle batterie, dalla lavorazione del minerale al materiale attivato per catodo e anodo, alla fabbricazione degli elettrodi e delle celle. L’Europa sta già correndo ai ripari, con alcuni progetti in fase di avvio, e in Italia si è chiusa a fine febbraio una call per raccogliere manifestazioni di interesse da aziende che possono svolgere ruoli nella filiera industriale della produzione di batterie. La strada per l’auto elettrica di massa sembra pertanto essere ancora lunga, ma il suo avvento non è tanto lontano da non indurre a un ripensamento delle strategie industriali fin da oggi.

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