Agevolazioni 4.0, innovazione a metà tra le imprese italiane
28/06/2018
agevolazioni 4.0 indagine Fondazione Ucimu Eumetra

A un anno a mezzo dall’attivazione degli incentivi del Piano Industria 4.0, oggi Impresa 4.0, ad usufruire delle misure di super e iperammortamento è stato il 46,5% delle imprese italiane. Sono i dati della rilevazione effettuata da Fondazione Ucimu in collaborazione con Eumetra, su un campione di 200 imprese nel settore metalmeccanico. Tra le aziende che hanno utilizzato i provvedimenti, il settore automotive è quello ad aver effettuato maggiori investimenti in innovazione, mentre guardando alle dimensioni, la parte del leone è stata fatta dalle grandi imprese.

Il 18% delle aziende che hanno investito ha abbinato investimenti con entrambe le tipologie di incentivi, super e iperammortamento, quest’ultimo specificamente legato all’acquisizione di tecnologie digitali. Il 5% ha effettuato solamente investimenti in iperammortamento, mentre il restante 23% ha solo acquistato macchine in superammortamento. Per quanto concerne l’ammontare della spesa, il 38% ha effettuato investimenti nella fascia compresa tra 100.000 e 500.000 euro, il 30% ha fatto acquisti per meno di 100.000 euro. Il 20% delle aziende ha investito quote tra i 500.000 e i 2 milioni di euro, mentre il restante 12% ha comprato tecnologie per oltre 2 milioni.

Tra le aree geografiche, a investire maggiormente sono state le imprese del Nord Ovest, seguite dal Nord Est. L’aumento della capacità produttiva è quindi la principale motivazione che ha spinto le aziende a investire, per il 48% degli intervistati, seguita dall’esigenza di migliorare la competitività della propria offerta. In dettaglio, il 30% ha dichiarato di voler migliorare i prodotti, il 20% di voler contrastare l’obsolescenza tecnologica dei macchinari, e il 13% di voler rispondere alla crescita della competizione globale. Il 32% ha indicato la necessità di sostituire macchinati non più funzionanti, mentre solo il 2% ha acquistato solo per approfittare dell’incentivo fiscale.

L’indagine ha quindi esplorato la propensione futura agli investimenti delle aziende: il 51% dichiara l’intenzione di fare acquisti futuri, in particolare il 20% ne è certo, mentre il 31% ne è ragionevolmente sicuro. Per la maggior parte si tratta di grandi e medie aziende attive nella fabbricazione di prodotti in metallo. Il 27% è certo che non farà acquisti nel biennio 2018-2019, mentre si dice poco propenso a investire il 22%. Sull’impatto che l’introduzione delle tecnologie digitali avrà in azienda, il 75% delle imprese è consapevole della trasformazione dell’organizzazione che ciò comporterà, e il 24% si è già attivato, laddove il 51% lo farà a breve. La formazione degli addetti è in particolare per il 58% dei rispondenti l’esigenza principale da affrontare.

Lo studio mostra quindi che il 53,5% delle aziende italiane non ha colto l’opportunità di rinnovamento del parco macchine e di trasformazione digitale degli stabilimenti offerta dagli incentivi 4.0. Inoltre, il 38% di quanti non hanno investito non intende investire nemmeno in futuro. Anche in considerazione del fatto che le imprese che hanno invece investito lo ha fatto in maggior parte in macchine dotate di tecnologie digitali, il rischio che si prospetta è di un pericoloso allargamento del digital divide, tra aziende campione e aziende lumaca, che senza innovare resteranno ferme al passato, destinate pertanto a uscire dal mercato con perdita di occupazione.

 

“Le organizzazioni come Ucimu – afferma quindi il presidente Ucimu Massimo Carboniero – devono continuare a lavorare per informare e formare le imprese, perché la disponibilità dell’imprenditore ad investire in nuove tecnologie e, di conseguenza, in formazione del personale, dipende anzitutto dalla consapevolezza dell’esigenza di innovare. Purtroppo, molto spesso le imprese non sanno di dover innovare. D’altra parte, alle autorità del nuovo governo chiediamo di considerare proprio questi dati che propongono una situazione dell’Italia manifatturiera ancora divisa a metà, affinchè considerino di prolungare l’effettività delle misure di super e iper ammortamento, eventualmente rivedendo i coefficienti, perché c’è ancora molto da fare”.

“Nel lungo periodo poi – continua Carboniero -, il superammortamento dovrebbe divenire strutturale per accompagnare le imprese italiane, di tutte le dimensioni, ma prevalentemente le micro, che sono quelle meno strutturate in termini di 4.0 in un processo di aggiornamento costante e cadenzato nel tempo. Se ciò non fosse possibile, chiediamo che sia almeno introdotto il sistema degli ammortamenti liberi, poiché i coefficienti sono fermi al 1988. Infine, in tema di formazione, dobbiamo favorire l’aggiornamento del personale impiegato attualmente nelle imprese italiane. Senza l’aggiornamento necessario, le maestranze non saranno più adeguate alle esigenze delle imprese del futuro. Noi dobbiamo salvaguardare il livello di produzione e dei servizi offerti dalle imprese e l’occupazione di chi sta negli stabilimenti produttivi. A questo proposito, chiediamo che il provvedimento così come definito nel programma Impresa 4.0 sia perfezionato. A nostro avviso, il credito di imposta al 40%, attualmente applicato al solo costo del lavoro del personale coinvolto nella formazione, dovrebbe essere esteso anche al costo dei corsi e dei formatori impiegati, che è poi la spesa più gravosa per le Pmi”.

A un anno di distanza dal varo del Piano Nazionale Industria 4.0 è tempo di un primo bilancio ma anche…